Optima, la Kia che non c’era

Kia Optima: una vettura, tre anime diverse

Optima”: un nome, una promessa. E ora arriva anche in Italia sotto il marchio coreano Kia che a cadenza costante guadagna da 8 anni a questa parte clienti e spazio sui mercati.

In Europa come in Italia, per quanto ci riguarda. Lo dicono i numeri, cresciuti nell’area UE dell’11,9% in settembre e del 14,4% nei nove mesi, meglio ancora sul nostro mercato con un +20,5% nel mese e un +17,8% nel cumulato dei primi tre trimestri. Si tratta di una marcia decisa, sostenuta da una immagine di qualità sempre più consolidata e dallo sviluppo costante della gamma di modelli destinata a crescere nei prossimi 2 anni con 8 novità in aggiunta a 6 “aggiornamenti”.

E’ in questo contesto che fa la sua apparizione la Kia Optima, quarta generazione della classica berlina di segmento D con i suoi 4,85 metri di lunghezza, ma la prima ad arrivare in Europa all’inizio di quest’anno e, come si diceva, ora anche in Italia. Ed è anche la risposta precisa alla teoria della imminente estinzione dei modelli di classe media che, ricordano in casa Kia, può ancora contare su 1,3 milioni di clienti in Europa con una quota dell’8%, stabilizzata dal 2014 ad oggi, malgrado la crescita esponenziale di Suv e dintorni.

Per Kia, inoltre, si tratta di un completamento di gamma con un modello dalle “tre anime del tutto diverse” secondo l’interpretazione di Giuseppe Bitti, ad di Kia Italia. In effetti alla berlina base si è aggiunta anzitutto la indispensabile e razionale Sportswagon della stessa lunghezza di 4,85 metri e appena un filo più alta, equipaggiata con un motore turbodiesel 1.7 da 141 cv, perfino più elegante della stessa “sedan”. Accanto alla SW figurano poi la versione GT Line e la GT, più sportiva ed emozionale in assoluto per il brand Kia, con un 2 litri T-GDi turbo a iniezione diretta da 245 Cv e cambio automatico di serie a 6 marce. Infine, ma a modo suo la più importante, spicca la “eco-friendlyPlug-in Hybrid che si affianca, nell’area ecologica, alla crossover Niro ibrida fresca di lancio.

L’hanno chiamata “Phev”, che sta per “plug-in hybrid electric vehicle”, per distinguerla dalla precedente Optima soltanto ibrida riservata al mercato coreano, e rappresenta un considerevole salto in avanti non solo in fatto di praticità ai fini della ricarica ad una presa di corrente (mentre quella alla colonnina da 240 Volt richiede non più di 3 ore) ma anche in termini di prestazioni e consumi. Il dato, in questo caso è più che significativo, 45/50 chilometri di autonomia in solo elettrico con un drastico abbattimento dei consumi fino al limite (dichiarato dalla Casa) di 1,6 l/100 km con 37 g/km di CO2. Merito delle nuove batterie ai polimeri, spiegano i tecnici della Kia, capaci di 9,8 kWh che alimentano il motore elettrico da 68 Cv, oltre il 40% in più rispetto all’ibrido di base, abbinato al 4 cilindri 2 litri da 156 Cv, naturalmente Euro 6, fino a raggiungere la potenza complessiva equivalente a 205 Cv, anche in questo caso con cambio automatico 6 marce di serie.

Scaturiscono di qui i 9,4” di accelerazione sugli 0-100 Km/h e i 192 orari di velocità massima oltre ai 120 km/h raggiungibili in solo elettrico, quanto basta per superare una volta di più gli scetticismi dei più “nostalgici”, almeno in tema di prestazioni. Per l’occasione Kia ha coniato anche lo specifico “marchio” EcoPlug-in che figura sulla fiancata posteriore sopra lo sportellino della presa di corrente e sul motore, e che resterà definitivamente per distinguere l’intera gamma degli 11 modelli ibridi programmati per i prossimi 5 anni in aggiunta agli attuali. Ormai è definitivamente iniziata anche in casa Kia, come in quella della capogruppo Hyundai, la rincorsa all’auto ecologica in tutte le sue prospettive, compresa quella delle celle a combustibile passando per l’elettrico puro almeno fino a quando non si capirà quale potrà essere la definitiva formula vincente.

Voto 8 Primo contatto

Dalle prime impressioni su strada, rimbalzando alternativamente fra modelli e versioni diversi, sono apparse evidenti almeno due caratteristiche di base. Anzitutto una forte omogeneità di progetto e di contenuti che garantiscono in tutti i casi un voto medio sempre ottimale fra il 7 e l’8 anche in proporzione ai prezzi. Sempre ricche, ad esempio, le dotazioni di sicurezza con le fondamentali assistenze di guida tipiche delle nuove auto di oggi. Lo stesso vale per il confort e lo spazio per pilota, passeggeri e bagagli con il vano di carico accuratamente studiato nei dettagli e completato dal portellone elettrico. Quanto alla guida sempre rilassante e piacevole, coadiuvata dalla strumentazione ben disegnata e “pulita” (in particolare nel caso della Plug-in) e dallo schermo da 7” (ma in opzione c’è anche da 8”), emerge tutta la personalità della Optima e della sua missione indirizzata a un pubblico familiare e pragmatico che comprende, di conseguenza, anche quello più eterogeneo delle flotte. Un mercato, quest’ultimo, fin’ora non troppo mirato da Kia Italia. Per le due edizioni top di gamma in particolare, della Plug-in si può aggiungere che promette nuove sorprese per i prossimi modelli, mentre anche la più veloce e brillante GT non tradisce le aspettative pur rispettando lo spirito di base della Optima family, come la Casa definisce questo poliedrico modello.



Da ultimo i prezzi: l’Optima berlina 3 volumi offerta nel solo allestimento “Class” è alla base del listino a 29.500 euro. Con 1.000 euro in più si raggiunge la Sportswagon con lo stesso motore 1,7 e nello stesso allestimento, mentre si sale a € 37.500 per la SW GT Line. Al top di gamma e di prezzo, invece, la Plug-in a € 44.000, solo 1.000 euro in meno rispetto al suo opposto, la sportiva e prestazionale GT.

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