Guida autonoma: Google perde terreno?

A Mountain View sono stati i primi a credere nel progetto di auto a guida autonoma.

Nel 2009 Google lanciò il progetto driverless car, molto prima che altre aziende, non solo automobilistiche, prendessero in seria considerazione la guida autonoma come tecnologia in grado di rivoluzionare il settore auto.

Sette anni dopo, incassate le dimissioni arrivate lo scorso agosto di Chris Urmson, responsabile del progetto di auto-guida, Google deve ancora lanciare un proprio servizio di auto munita di “pilota automatico”. In un periodo in cui le aziende concorrenti, recuperato il gap iniziale, macinano quotidianamente migliaia di chilometri di test, perfezionano i loro software e stringono accordi commerciali per invogliare sempre più persone ad utilizzare le innovative soluzioni proposte.

A Singapore in agosto è stato presentato il servizio di Taxi a guida autonoma ma la tecnologia fornita non è arrivata da Mountain View ma da una Start-up chiamata nuTonomy. Uber, fondata nel 2009, presto permetterà agli utenti della sua popolare applicazione ride-sharing di utilizzare SUV Volvo con autoguida nella città di Pittsburgh. Così come i truck della Daimler saranno presto in grado di muoversi senza conducente.

Come riportato da Bloomberg, sono state diverse le ragioni che hanno fatto perdere a Google il vantaggio iniziale che aveva rispetto alla concorrenza. In primo luogo sembra sia stata una questione di ambizioni: la google-car, secondo i vertici aziendali, avrebbe dovuto rivoluzionare i trasporti attraverso la totale autonomia di guida. Per raggiungere lo scopo, occorre testare il software con milioni di chilometri per “addestrarlo” ad affrontare qualsiasi tipo di eventualità. Nel frattempo però le aziende concorrenti come Tesla e le già citate Volvo, Daimler ed Uber, hanno sviluppato buoni sistemi di guida, non perfetti ma abbastanza affidabili.

Il servizio di Uber, legato agli smartphone di conducenti e passeggeri, può generare molti più dati di guida, un ingrediente essenziale per addestrare rapidamente il software di intelligenza artificiale. Tesla, che su strada ha migliaia di automobili connesse a Internet, ha un vantaggio di dati simile. Cosa che ha inevitabilmente frustrato molti dei progettisti di Big-G, convinti che i vertici aziendali non abbiamo compreso a pieno la maggiore complessità di raggiungere la totale autonomia di guida rispetto a quella parziale.

A questo punto, secondo gli esperti del settore, a Google rimangono due strade per recuperare terreno: commercializzare la propria tecnologia fornendo il proprio software di guida – Chaffeur – da destinare alle auto alte di gamma di aziende automobilistiche già esistenti. Oppure attraverso un popolare servizio di ride-sharing che potrebbe lentamente sostituire la flotta con veicoli automatici.

In contrasto con questa analisi sono arrivate puntuali le parole del nuovo responsabile del progetto John Krafcik che ha dichiarato: “L’autonomia completa, anche se molto più difficile, è la strada giusta” aggiungendo che ci vorranno ancora una ventina di anni prima che la maggior parte degli spostamenti saranno fatti con veicoli autonomi.

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