Hamilton domina Silverstone in una F1 da Ponzio Pilato

Una Formula Uno che mostra uno show – ancora una volta – troncato nelle fasi iniziali dalla direzione gara, mostra una Mercedes ancora dominatrice, un Verstappen eccellente, ma sopratutto una Caporetto in Ferrari

F1 2016 – Lo sguardo che mira verso il cielo. Le nuvole nere. Cariche, piene. Siamo in Inghilterra, l’acqua è una sorella ben presente. Anzi, per qualcuno una benedizione. Pensi a Vettel, così dietro dopo la sostituzione della trasmissione, ad Alonso che potrebbe tirar fuori il guizzo con la McLaren Honda. La partenza è un momento cruciale per la Formula 1, figuriamoci i primi giri sotto l’acqua. Passione, thrilling, coraggio, intelligenza. L’acquazzone arriva prepotente. Pregusti una corsa da cardiopalma.

Fossi un tifoso davanti alla televisione, sulle tribune di Silverstone, un ingegnere, o tu, protagonista stesso, pilota in pista. Puoi ipotizzare tattiche differenti dopo che, a pochi minuti dal via, Giove Pluvio cessa il suo impeto. D’altronde la Formula Uno è anche questo: tattica, azzardo ponderato, valutazione del rischio da parte di un box, degli ingegneri, per poi affidarsi completamente al proprio uomo in mezzo alla pista. Ricordo le imprese di Senna, di Schumacher sul bagnato.

Proprio da queste parti – o meglio, era Donington, 1993 – Ayrton fu autore di un gran premio che definire magico sarebbe tutt’oggi riduttivo. Sotto l’acqua, sotto il diluvio partì male, in un giro recuperò e superò tutti i suoi avversari. Gente del calibro di Schumacher, Hill, Prost, mica gli ultimi arrivati. Una danza sulla pioggia con un V8 Ford clienti che faceva ridere per potenza allora rispetto al Renault ufficiale. Ecco, sono passati 13 anni e quella corsa è ancora negli occhi di tutti.

during the Formula One Grand Prix of Great Britain at Silverstone on July 10, 2016 in Northampton, England.

Schumacher poi, autore di veri e propri domini sull’acqua. Pensi alla prima vittoria Rossa al Montmelò, sotto un acquazzone torrenziale. Il suo recupero, i sorpassi. Si, oggi potrebbe essere una bella gara.

La Formula Uno è questo: l’adrenalina, la scarica tra le dita delle mani quando vedi accendere le luci rosse, una dopo l’altra. Ed invece, niente di tutto ciò. Interrotto sul più bello. Così, senza nemmeno valutare troppo, pensando a quella panacea che oramai dietro al nome “sicurezza” racchiude di tutto e di più. Anche e sopratutto i fantasmi del passato, la paura di lasciar correre i piloti in condizioni che non siano considerate standard.

E’ una Formula Uno da Ponzio Pilato questa. Se ne lava le mani. Tutti dietro la Safety Car in partenza e si inizia così. Le motivazioni poi, sono delle più assurde: “scarsa visibilità”. Chiaro, piove. E’ sempre stato cosi. Non capisco però cosa significhi questo. Come dire: “non è attinente”.

Cosa implica in termini di sicurezza questo? Fosse un dogma, bisognerebbe fare come in America. Piove? Tutti fermi, si parte quando è asciutto, a costo di iniziare Lunedi, punto. La verità è che la Formula Uno ha paura di se stessa oramai, dell’incontrovertibile, attuando delle misure di sicurezza standard, salvo poi non capire che le conseguenze potrebbero essere ben peggiori. Perchè poi i protagonisti vogliono massimizzare il proprio risultato.

Ed allora, al primo momento utile, sono rientrati quasi tutti ai box i piloti che – come perfetti indianini – erano partiti. Un caos ed un viavai ai box che poteva generare delle situazioni di estremo pericolo, con macchine che uscivano dalle proprie piazzole al volo, sfiorandosi con altre vetture.

Non fa nulla, meglio lavarsi le mani oramai. Non si vorrà ripetere una tragedia come quella del povero Bianchi? Si, quella nata da una gara partita tardi per i diritti TV che la volevano in orari consoni alla sveglia di noi pigri europei (e dello share),con un monsone a cui però non si è dato troppo retta, e con un mezzo di recuperò oltre le barriere di protezione.

Deve aver bruciato a qualche piano alto che, al posto di pensare al problema per risolverlo, lo ha castrato, ha creato un clima ed una situazione da bigotto proibizionismo. Il rischio della F1 di oggi? L’assenza di team order e team radio. E per fortuna che i protagonisti oggi hanno offerto degli spunti di passione e coraggio, oltre che di guida, di puro piacere per gli amanti. Perchè dopo quello start sotto Safety Car, strategie strambe e una Virtual Safety Car – altro strumento oramai abusato – sarebbe stato da spegnere la TV, andarsene a casa, abbandonare la sala stampa (fate voi).

E sarebbe stato un peccato perchè ci si sarebbe persi una lezione di guida purissima di Lewis Hamilton, vero mattatore e show man in pista, conquistatore per la quarta volta del GP di casa, nota lieta di questo fine settimana insieme a Max Verstappen, un ragazzino che alla Becketts passa esterno Nico Rosberg, secondi si, ma in odore di penalità. Una gara che ha visto tanti errori in condizioni miste, ma sopratutto, che ha delineato la Caporetto in casa Ferrari: Kimi Raikkonen quinto senza infamia e senza lode, Sebastian Vettel nono, dopo un testacoda ed una penalità.

Davvero poco per una vettura e una squadra partiti con velleità mondiali, che al primo GP avevano rischiato la vittoria, e che ora sono stati sopravanzati dalla Red Bull. Tutta colpa della strategia si dirà. Tanto, nella Formula Uno d’oggi, questo è il brivido.

NORTHAMPTON, ENGLAND - JULY 09: Sebastian Vettel of Germany driving the (5) Scuderia Ferrari SF16-H Ferrari 059/5 turbo (Shell GP) on track during qualifying for the Formula One Grand Prix of Great Britain at Silverstone on July 9, 2016 in Northampton, England.  (Photo by Charles Coates/Getty Images)

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