F1 2016 Montreal: Hamilton sopraffino, ma l’autogol è targato Ferrari

Una tattica avventata lascia campo libero a tutta la classe di Hamilton nel gp del Canada. Un peccato per Maranello, a cui non è bastato un Vettel che, insieme all’inglese, ha dato lezione di guida a tutti

Cronaca di un autogol clamoroso. Il paragone calcistico – visti gli europei – ci può stare visto quanto accaduto a Montreal. A Maranello il post gran premio di Canada ha il sapore dell’amaro calice dell’ennesima sconfitta, dell’ennesima beffa di una stagione che sta prendendo sembianze e contorni sempre più tragicomici. Perchè Montreal ha mostrato – ancora una volta – tutta l’inadeguatezza di una scelta strategica che doveva portare ad un trionfale alloro, ed invece si è trasformato in una rincorsa amara che, mano a mano che passavano i giri, diventava sempre più nefasta.

Il che, purtroppo, deprime la corsa mastodontica di un Sebastian Vettel che ha mostrato tutto il suo repertorio velocistico sul circuito dedicato al grande Gilles. La sensazione è che di più il tedesco non potesse offrire. Secondo sul traguardo, dopo che nel finale un paio di dritti all’ultima chicane hanno precluso qualsiasi miracolo. Che, a dirla tutta, sarebbe anche il caso di finirla con questa ricerca del thrilling. Il 2016 di Vettel sta raggiungendo cime di santità, perchè la sconfitta di Montreal deprimerebbe anche un monaco tibetano, figuriamoci un pilota che ha dato una lezione di velocità e guida a tutti, eccezion fatta per un Hamilton mastodontico.

Si perchè, parliamoci chiaro, in Ferrari l’hanno fatta grossa la marachella strategica, ma Lewis, quello che fino ad un paio di gare fa sembrava quello che pensava solo al rap, a Cannes e belle donne, ha dato prova del motivo per cui questo, faccione sorridente, orecchini e vestiti trandy, in Canada ha vinto cinque volte ed è stato campione del mondo per tre.

Detta facile: oggi Vettel ed Hamilton hanno dato una lezione di guida a tutti, sfornando una serie di giri veloci per tutta la gara che qualsiasi altro si sognava. Hamilton poi, ha sfornato il suo capolavoro di gestione come a Montecarlo, guidando in maniera pulita e sopraffina per oltre 40 giri con lo stesso treno di gomme soft.

Quel treno di gomme che, secondo il muretto strategico di Maranello, doveva crollare dopo un tot di passaggi. Nein, niet, non pensarci nemmeno. In Pirelli hanno fatto gomme resistenti oltre che performanti. Certo, se in Ferrari, dopo la prima posizione agguantata, dopo aver visto che il passo per vincere c’era, non fossero entrati in un loop di creatività totale andando a scegliere di fare una sosta in più, usando le ultra soft, per cercare di guadagnare con la virtual safety car secondi, puntando sul recupero dato dal degrado, probabilmente oggi si parlava di vittoria Ferrari.

Perchè, da che mondo e mondo, se sei davanti giochi per rimanere davanti. Se sei in vantaggio pensi a difendere il risultato, non a buttartela dentro per poi recuperare. Nessuno ti dirà che sei bravo, anzi.

Ed il motivo è evidentemente semplice. In Ferrari, evidentemente non si era capito il proprio grado prestazionale, non si aveva un quadro chiaro del surplus raggiunto con le modifiche al Turbo portate proprio qui a Montreal. Ed allora, via ad una tattica rischiosa, che sparigli le carte. Una mossa che si usa quando si è a conoscenza di un ritardo prestazionale. Solo che cosi non era fino a quel momento. Vettel andava forte ed era l’unico – insieme ad Hamilton – a girare sull’1’17.5-6. Insomma, Maranello c’era, era veloce. E qua, stavolta, il bicchiere mezzo pieno non lo puoi vedere.

Prima di chiudere, menzione speciale per Max Verstappen.

Oggi il ragazzino ha guidato pulito, preciso, è stato davanti al suo compagno di squadra Ricciardo e, ciliegina sulla torta, ha difeso il suo quarto posto nel finale contro Rosberg con una cattiveria e lucidità agonistica da trent’enne. E questo – mi vorreste ancora far credere – ha diciotto anni? chapeau.

Ultime notizie su Motorsport

Tutto su Motorsport →