Jaguar F-Pace: primo contatto

La F-Pace è bella da guardare e da guidare; e quel giaguaro sul cofano ha tanta voglia di fare a brandelli la concorrenza tedesca.

Mai stati in Montenegro? E’ qui che Jaguar ha presentato alla stampa la nuova F-Pace, il primo SUV nella storia del marchio di Coventry. Le tortuose strade del paese balcanico sono immerse in panorami suggestivi, fatti di strapiombi, costoni rocciosi e foreste fitte e rigogliose: un habitat ideale per belve con zanne, artigli acuminati e... una sofisticata meccanica a trazione integrale. Gli stessi puristi che sono entrati in psicanalisi dopo la X-Type - e relativa versione wagon - se ne facciano una ragione: il segmento delle SUV premium è destinato a crescere del 50% entro il 2020; cifra che vale più di qualsiasi prestigiosa tradizione, come ben sanno a Zuffenhausen.

Anche perché la F-Pace non è stata progettata “tanto per esserci”, quanto per aggredire frontalmente un segmento che parla quasi esclusivamente il tedesco delle omologhe BMW, Mercedes e Porsche; e non è un caso che il 90% della clientela di questo modello sia nuovo in casa Jaguar e mediamente 10 anni più giovane degli altri jaguaristi. A proposito di numeri, la F-Pace ha già racimolato circa 10.000 ordini a scatola chiusa, di cui 500 in Italia: potrebbe diventare da subito la Jaguar più apprezzata di sempre. Nel bel paese il target è quello di vendere almeno 3200 unità ogni anno, una cifra “cautelativa” per la filiale italiana del marchio.

La F-Pace è il Frankenstein degli stilisti Jaguar: le matite dirette da Ian Callum hanno infatti preso il bel frontale di XE e XF, gli hanno cucito la fiancata e la coda della F-Type, un pizzico di Evoque et voilà: con una shakerata hanno spedito nel giurassico quasi tutta la concorrenza. All’interno invece l’impostazione è quella della XE, con cui la F-Pace condivide l’architettura costruttiva in alluminio, le sospensioni e parte dei propulsori, a cominciare dal 4 cilindri 2.0 turbodiesel da 180 CV, che sarà il best seller in Italia.

Tuttavia rispetto alla pur giovanissima berlina di derivazione è cresciuto il comparto tecnologico: oltre all’ultima versione del sistema infotelematico “InControl Touch Pro” con touchscreen da 10,2” e hotspot Wi-Fi, c’è il quadro strumenti HD virtuale da 12,3 pollici, con quattro temi visivi e display di navigazione full-screen 3D, integrato con l’head-up display laser. La F-Pace vuole anche essere la prima Jag fruibile nel day by day: da qui la grande capacità di carico del bagagliaio (650 litri) e la “Activity Key”, una chiave impermeabile a forma di braccialetto, un must per ogni ricco surfista.

Voto 8.5 primo contatto

Seduti al posto guida, ancora prima di avviare il motore, si nota subito la spaziosità dell’abitacolo e l’ottimo livello della finitura (con qualche riserva solo per la porzione inferiore dei pannelli porta), con materiali di prima qualità e montati con precisione. Pure l’ergonomia dell’abitacolo non presta il fianco a critiche, anche se i comandi per la selezione delle diverse modalità di guida, disposti sul tunnel centrale, obbligano a distogliere lo sguardo dalla strada. La grafica del sistema infotelematico è appagante, con l’interfaccia di utilizzo ben fatta; e non servono “rotelloni” per muoversi fra i vari menù.

La prima F-Pace che passa sotto le mie grinfie è spinta da un V6 3.0 sovralimentato da 380 CV di potenza e 450 Nm di coppia motrice: un motore dalla sonorità esaltante, con uno sviluppo di potenza regolare ed un allungo da vera Jaguar. E poco importa per i consumi elevati e per la frequenza con cui la trasmissione automatica ZF ad 8 rapporti scala le marce appena si accarezza l’acceleratore: del resto questo è la F-Pace per chi ama strafare.

Assicurare un’esperienza di guida simile a quella della XE”: era questo il target dei tecnici Jaguar in fase di progettazione. Missione riuscita: nonostante la massa importante la F-Pace risulta agile fra le curve, con uno sterzo piacevolmente pronto ed una distribuzione dei pesi curata. L’assetto “beve” tutte le asperità, mantenendo l’auto sempre composta. Forzando le andature la trazione integrale abbinata al Torque Vectoring garantisce all’auto un comportamento dinamico neutro ed un’elevata tenuta di strada: guidare la F-Pace è un piacere, specie con una colonna sonora del genere.

Va ancora meglio la versione col poderoso V6 turbodiesel biturbo da 300 CV di potenza: manca il latrato dell’unità di pari frazionamento a benzina ma il tì-dì ripaga con una coppia motrice impressionante - 700 Nm a 2000 giri/minuto – che garantisce un vero e proprio effetto fionda ad ogni pestone sull’acceleratore. Inoltre questo gasolone è ben insonorizzato e quel poco che filtra in abitacolo non disturba affatto, anzi. Le prestazioni poi sono vicinissime a quelle dell’omologo a benzina ma il consumo è molto più contenuto, col V6 che fa lavorare meno l’automatico ad 8 rapporti, pareggiando i conti col “supercharged” in termini di piacevolezza di guida.

Ultimo, ma non per importanza, il 4 cilindri a gasolio da 180 CV, l’unità più parca fra quelle disponibili: i 380 Nm di coppia assicurano prestazioni discrete anche se, ovviamente, non replicano la prestanza delle unità di maggiore cubatura; e dopo i 3500 rpm la sonorità del duemila è poco adatta ad una Jaguar. Nessun cliente userà mai la F-Pace nel fuoristrada duro e puro, ma devo dire che l’auto se la cava bene pure in off-road: sterratini a parte, ho superato con disinvoltura anche un paio di passaggi piuttosto impegnativi, fra rocce, pendenze elevate e fondo sdrucciolevole. Buon sangue, quello delle cugine Land Rover, non mente.

I prezzi della Jaguar F-Pace

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