GM patteggia: pagherà "solo" 900 milioni di dollari

Il blocchetto dell'accensione ha ucciso 124 persone: GM patteggia e pagherà 900 mln di dollari

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La General Motors dovrà pagare 900 milioni di dollari per chiudere la vertenza penale con il Dipartimento di Giustizia americano e con la Corte di New York in relazione a difetti al sistema di accensione che hanno causato la morte di almeno 124 persone accertate nell’arco di un decennio senza che nessuno intervenisse.

Non ci sarà tuttavia il mega processo che ci si aspettava perché la Casa di Detroit è riuscita ad evitarlo con il classico patteggiamento. Un procedimento previsto dalla legge e ottenuto, pur fra molti pareri contrari, grazie alla disponibilità e cooperazione offerta agli inquirenti nel corso delle indagini federali, oltre al “richiamo” di 2,6 milioni di auto nel 2014 per le opportune riparazioni. Per lo stesso motivo GM ha ottenuto di evitare i singoli processi che si sarebbero aperti anche nei confronti dei singoli dipendenti dell’azienda responsabili di negligenza prolungata negli interventi che sarebbero stati necessari e, soprattutto, dell’occultamento dei difetti stessi.

Di fatto è stato accertato che i tecnici addetti allo specifico settore erano al corrente fin dal 2005 del difetto al sistema di accensione che in determinate circostanze smetteva di funzionare come se in piena marcia il conducente avesse staccato la chiave d’avviamento. L’inconveniente non fu tuttavia classificato fra quelli relativi alla sicurezza che comportano il “recall”, l’invito ai possessori delle auto sospette a far controllare gratuitamente le vetture presso le officine della Casa come previsto dalle regole della NHTSA, l’Ente federale per la sicurezza stradale. Si tratta, naturalmente, di un’operazione molto costosa per il costruttore e all’epoca dei fatti la GM navigava già verso la bancarotta avvenuta poi ai primi di giugno del 2009. Gli stessi tecnici cercarono di risolvere il problema in modo molto semplicistico, suggerendo ad esempio di non usare portachiavi pesanti, invece di procedere alla radicale sostituzione del dispositivo di avviamento.

La incredibile vicenda è venuta alla luce nei primi mesi dello scorso anno giusto all’indomani della celebratissima nomina di Mary Barra a CEO avvenuta il 15 gennaio del 2014, tanto che non pochi hanno sospettato che l’avvicendamento al vertice di GM e la scelta di un personaggio come la Barra siano stati suggeriti proprio dalla convinzione che sarebbe scoppiata la “bomba” di cui si avvertivano le avvisaglie. Vero o no, da allora la neo top manager ha gestito con grande abilità l’intera questione operando drasticamente all’interno dell’azienda con la costituzione di una vera e propria “task force” dedicata alla sicurezza, e al tempo stesso nei confronti delle autorità inquirenti senza mostrare esitazioni in fatto di massima trasparenza nella ricerca della verità per quanto scomoda fosse. Un atteggiamento che oggi ha fruttato alla manager ed alla sua azienda la possibilità di ottenere il patteggiamento e al tempo stesso di salvare in una certa misura la reputazione della stessa GM.

Solo un milione di dollari scarso di risarcimenti può apparire come una pena molto blanda date le circostanze di colpevolezza conclamata, ma non vanno dimenticati i costumi e la cultura americana che attribuisce un valore fondamentale proprio alla sincerità in qualsiasi circostanza. Basta ricordare gli effetti ben più negativi che subì la Ford nei primi anni 2000 con il caso dell’Explorer e delle gomme Firestone che scoppiavano (115 morti accertati), anche per le reticenze dell’allora CEO Jack Nasser mal consigliato nel tenere una linea di difesa “dura” che costò anche il posto allo stesso Nasser e al CEO del fornitore di pneumatici.

Lo stesso avvenne in parte cinque anni fa anche a Toyota per il caso opposto a quello di GM, le auto che non si fermavano (1,2 miliardi di risarcimenti). Ci vollero molti sforzi perché il CEO giapponese Toyoda si presentasse a Washington per rispondere alle accuse ma successivamente non mancò la collaborazione e intervenne perfino la NASA per l’accertamento dei fatti tecnici, in quel caso molto più complessi di quello di GM.

Tre esempi, due dei quali a carico delle major automobilistiche USA che testimoniano una volta di più l’assoluta imparzialità delle autorità americane (contrariamente a quanto si disse nel caso Toyota) nell’accusare e punire i colpevoli in difesa dei consumatori. Una del cose che gli europei e gli italiani in particolare potranno invidiare ancora a lungo ai colleghi consumatori a stelle e strisce.

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