Uber aiuterà l'FBI?

Per l'occasione verrà creata una piattaforma tramite la quale l'intelligence potrà rendere note le proprie richieste.

Un manager di Uber

L’intelligence statunitense ha annunciato di voler collaborare con Uber e con altre aziende informatiche private, al fine di migliorare la sicurezza interna e fronteggiare i tagli imposti a livello centrale. I responsabili dello spionaggio provano in tal modo ad ottimizzare i fondi a loro disposizione, tagliando dove non più necessario: L’Espresso rivela che le spese per i software inghiottono quasi un quarto dei 53,9 miliardi di dollari previsti per il 2016 e destinati a tutte le agenzie di spionaggio.

Per questo motivo l'Ufficio del direttore dell'Intelligence (DNI) ha stilato un nuovo piano quinquennale di sviluppo. Il programma indicherà la direzione verso la quale convergeranno i 17 servizi segreti statunitensi e fornisce generose possibilità alle società private, che potranno fornire contribuiti in base alla rispettiva esperienza. Il DNI sta lavorando ad esempio per sviluppare una piattaforma web classificata, chiamata JWICS (Joint Worldwide Intelligence Communication Systems), dove le agenzie pubblicheranno ciò di cui hanno bisogno e sottoporranno le richieste direttamente alle aziende.

Se noi potessimo contare sugli algoritmi a loro disposizione, forse dovremmo adattarli ma sarà meglio che concepire e pagare software prodotti da zero – spiega David Honey, a capo di una sezione di DNI –. Uno dei nostri obiettivi per i prossimi anni è quello allargare il nostro raggio d'azione attraverso qualunque gruppo commerciale desideri partecipare alle nostre iniziative. Vogliamo che questo allargamento arrivi ai soggetti non tradizionali”. Viene citata Uber, proprio in ragione della sua esperienza nel settore.

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