SangYong Tivoli: prova primo contatto

Il costruttore coreano riparte con un suv/crossover di segmento B. Ecco com'è.

SsangYong Tivoli - Chi avesse deciso di cedere alle lusinghe e alla moda crescente dei Suv/Crossover compatti del segmento B, quelli intorno ai 4 metri di lunghezza per intendersi, e non avesse ancora deciso su quale orientarsi, da sabato scorso esiste una nuova opportunità di scelta nell’area dei prezzi compresi fra i 16 e i 21.000 euro. Design aggressivo e un po’ spigoloso del tutto originale, 4,20 metri di lunghezza per 1,80 di larghezza, motori 1,6 benzina, diesel e GPL tutti euro 6, 2 e 4 ruote motrici (ma per questa si arriva fino a 28.000 euro).

Tutto riassunto nel nome “Tivoli” simbolo di altissimi valori storici e culturali riconosciuti dall’Unesco. Un nome che nelle intenzioni quasi provocatorie della Casa presuppone una concreta proposta di qualità superiore in fatto di materiali, l’acciaio prima di tutto, e la promessa di accuratezza di fabbricazione puntando le sue carte su un pubblico in cerca di esclusività e distinzione. Che poi finisce con l’essere la richiesta di tutti, tanto che SSangYong ha previsto un buon centinaio di possibili combinazioni fra allestimenti, accessori, dotazioni di serie e optionals il che spiega, fra l’altro, l’ampia escursione dei prezzi.

Luci e ombre di una debuttante


Alla prova dei fatti, direi che i designer coreani sono riusciti a proporre un insieme gradevole ed effettivamente personalizzato che insieme agli spazi interni e un corredo di accessori più che abbondante rappresentano i punti forti della Tivoli.

Guidando la versione 1,6 benzina da 128 cv, cambio manuale e trazione anteriore, dopo il primo contatto resta la sensazione di un lavoro che richiederà alcuni inevitabili aggiornamenti, al sistema di guida migliorabile nella precisione di sterzo malgrado la presenza del regolatore di resistenza “Smart Steer”, negli assetti di seduta e in vari particolari come i fruscii aerodinamici anche a velocità contenute.

Quanto al motore provato, risulta spesso inferiore alle aspettative in termini di ripresa e di costante erogazione della potenza, e viene ancora una volta il dubbio che la ricerca del miglior equilibrio fra consumi (nell’ordine dei 6/7 l/100 km) e prestazioni finisca troppo spesso per imporre eccessive carenze in alcune condizioni d’uso nel traffico urbano o nelle fasi di sorpasso.
In una parola, impostazione buona di base ma rivedibile. Come accade quasi sempre alla prima uscita di un prodotto inedito.

Ambizioni da premium


Ancora una voglia di “premium”, dunque? Certamente si, ed è stato detto a chiare lettere senza false modestie nel corso della presentazione internazionale avvenuta, neanche a dirlo, a Tivoli a fine maggio. Pur avendo avuto in quella occasione il classico “primo contatto” questa volta abbiamo preferito parlarne in pari tempo con la commercializzazione. E per cominciare serve una breve premessa.

L’auto è prodotta in Corea dalla Ssangyong, è il primo modello realizzato sotto la gestione della Mahindra & Mahindra che ne è divenuta proprietaria nel 2010 ed è distribuita in Italia dal gruppo Koelliker, lo stesso che ha tenuto a battesimo e lanciato in Italia molti marchi come Jaguar, Seat, Hyundai, Kia e la stessa SSangYong.

Dalla Jeep alla Tivoli arrivando a Mahindra, la garanzia di un futuro


Proprio quest’ultimo marchio coreano è stato uno dei più difficili da tenere sul mercato: nato a metà degli anni Cinquanta costruendo le Jeep per l’esercito americano, SSangYong ha vissuto non poche traversie passando dalla collaborazione con Mercedes alla cessione alla connazionale Daewoo prima e ai cinesi della Saic nel 2004. Pochi anni dopo però, con l’inizio della grande crisi l’azienda è di nuovo ferma fino al definitivo salvataggio, nel 2010, da parte di Anand Mahindra il magnate indiano dell’acciaio e non solo, titolare di Mahindra & Mahindra nel settore automotive, per il momento più che marginale in Europa.

Credo che pochi sappiano chi è Mahindra e quale potenza economico-industriale rappresenti questo nome. Che oggi è la vera garanzia del ritorno in campo e delle prospettive di rilancio di SSangYong già nota, seppure con piccoli numeri, per la sua specifica vocazione nel settore dei SUV 4x4 come la Rexton, una vettura fin troppo “dura” nell’aspetto come nella longevità, capace di “digerire” con disinvoltura anche i 400 mila chilometri. Ma, a differenza delle precedenti gestioni, Mahindra ha ben altre mire di affermazione sui mercati internazionali e dopo 5 anni dall’acquisizione si sente pronto ad affrontare la competizione partendo con la Tivoli nel segmento più alla moda e affollato di autorevoli rivali, da Fiat a Renault, Opel e Nissan per non dire di Ford e Mazda.

Be Tivoli: diversamente esclusiva


Ricomincio da meno di tre” ma di buona lena, si potrebbe dire di questa Tivoli che rappresenta come dicevo la vera è proprio rinascita di un marchio ambizioso che per esiguità di numeri non figura neppure nelle statistiche europee e conta in Italia appena 522 immatricolazioni in cinque mesi.

Di qui l’obiettivo di un primo balzo oltre le 3.000 unità ad anno pieno, numeri fondamentali per cominciare ad “esistere” anche sui mercati occidentali. Per farlo, però, SSangYong dovrà vincere la sua audace e aggressiva scommessa sul concetto di “diversa esclusività” nell’essere fuori dalla casta dei “brand” famosi.

Il massimo dello snobbismo, insomma confermato dalla definizione della versione “top” Be Tivoli (essere Tivoli…), terzo livello nella gamma che parte da Start Tivoli in prima battuta e passa a Go Tivoli in quella intermedia: 15.950 euro nel primo caso, 17.800 nel secondo e poi sempre più su fino ai 28.350 euro della Hot Visual 4x4. La gamma completa sarà disponibile in Italia a partire dall’autunno.

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