Marchionne, Volkswagen e l'Herald Tribune

Questa mattina abbiamo letto vari commenti su alcune affermazioni rilasciate da Sergio Marchionne all'Herald Tribune. Anzichè limitarci come hanno fatto in molti al copia incolla delle frasi, come sempre siamo andati a leggere la fonte originale per capire qualcosa di più.

L'articolo originale, pubblicato sul sito del New York Times (Herald Tribune è di proprietà del New York Times), era incentrato sulla crisi del mercato europeo, con numerose considerazioni di analisti sul motivo della recessione nelle vendite. Gli analisti intervistati dalla testata hanno affermato che l'unica soluzione per la sopravvivevnza delle aziende è quella di chiudere le linee di assemblaggio. Secondo uno studio è infatti emerso che attualmente le fabbriche di auto in Europa, stanno lavorando al 65% delle loro possibilità, mentre per generare un profitto, dovrebbero operare almeno tra il 75 e l'80% della capacità, citando gli esempi di Opel e PSA.

As the region’s weak economies keep many European car buyers away from showrooms, analysts say the unprofitable automakers have no choice but to start closing production lines and cutting payrolls. For the weakest, like General Motors’ Opel unit and PSA Peugeot Citroën, their survival may depend on it.

By some estimates, the European industry as a whole is operating at only about 60 percent to 65 percent of capacity. As a general rule, plants must operate at about 75 percent or 80 percent to be profitable, analysts say.


Secondo l'articolo molte case costruttrici hanno chiuso il secondo trimestre del 2012 in forte perdita, come Ford che ha segnato un -57% negli utili e che prevede una perdita entro fine anno superiore al miliardo di Dollari. Nella stessa situazione anche il gruppo PSA Peugeot Citroen, con una perdita di 809 milioni che porterà alla chiusura della linea produttiva di Aulnay con una conseguente conversione della fabbrica ed al licenziamento di 8.000 operai per ottenere un taglio dei costi di 1.5 miliardi di euro. Secondo alcune previsioni verranno vendute 12.4 milioni di automobili in Europa nel 2013, 3 milioni in meno rispetto al 2007, mostrando chiaramente come la crisi europea stia colpendo le industrie.

Esistono però anche delle situazioni contrapposte: l'Europa del Sud attraversa infatti questa recessione nelle vendite, mentre Paesi come la Germania sembrano immuni. In nazioni come il Portogallo e la Grecia, tra i più colpiti dalla crisi, le vendite del settore auto sono scese di oltre il 40% nel mese di giugno secondo quanto riportato dall'Associazione Europea dei Produttori di Auto. Questa situazione è attribuita agli incentivi forniti dai vari stati europei nel 2009: invece di sanare l'industria dell'auto tramite un graduale downsizing della produzione, gli incentivi avrebbero fornito agli acquirenti la possibilità di comprare auto nuove a prezzi scontati, risollevando momentaneamente la situazione delle case costruttrici ma spingendole a lungo termine verso un profondo baratro.

Riguardo a questa tematica, anche Sergio Marchionne si è espresso, dicendo che tutti i problemi irrisolti che hanno colpito l'industria per anni si sono presentati ora e che la Comunità Europea dovrebbe coordinare una razionalizzazione del settore. Secondo il CEO di Fiat, quelli che non hanno attuato alcuna misura sono i tedeschi ed i francesi che non hanno minimamente ridotto la loro capacità produttiva. Ecco quindi il passo di Marchionne in originale:

“All the unresolved issues that have been plaguing the industry for a number of years have all come forward.” "What they should do is coordinate a rationalization of the industry across the producing companies,” “The ones that really have not acted on this are the French and the Germans, who have not taken out any capacity at all,” “Everybody should take haircuts.”

Il passaggio su Volkswagen è invece leggermente diverso da quanto riportato dai media nazionali. Da notare infatti che Marchionne non sarebbe l'unico, ovvero Marchionne ed altri auto executives accusano Volkswagen..., mentre il riferimento proprio a Volkswagen non è virgolettato. L'articolo originale riporta quindi:

Mr. Marchionne and other auto executives accuse Volkswagen of exploiting the crisis to gain market share by offering aggressive discounts. “It’s a bloodbath of pricing and it’s a bloodbath on margins,” he said.

Da qui la frase e' un bagno di sangue sui prezzi e sui margini.

Secondo quanto scritto dal Ny Times, nonostante il calo delle vendite, alcuni marchi come Mercedes e BMW hanno comunque fatto segnare dei profitti, seppur ridotti rispetto alle aspettative. Il motivo è attribuibile al fatto che i costruttori tedeschi offrono auto lussuose a prezzi comparabili alle rivali di segmento inferiore, oppure come nel caso di Volkswagen, vengono aumentate le quote di mercato grazie ad una politica di scontistica molto aggressiva che attrae i clienti, minimizzando però i margini di profitto.

Non tutti i marchi tedeschi però se la passano così bene, Opel ad esempio dovrebbe chiudere la fabbrica di Bochum in Germania dopo il 2016. Il marchio di proprietà General Motors ha ridotto la forza lavoro europea, ristrutturando i piani finanziari per ridurre le perdite. General Motors non ottiene un profitto annuale in Europa da più di dieci anni, contrariamente a Ford che ha sempre fatto dei buoni numeri nel nostro continente fino a quest'anno dove ha subito pesantemente il calo di vendite del mercato europeo.

Come abbiamo visto l'articolo originale era piuttosto complesso ed articolato. Abbiamo voluto darvi una visione più ampia, senza per questo propendere da una parte o dall'altra. A questo punto, a voi i commenti.

Foto | © TM News

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