Fermi! Proviamo a sognare!


Due epoche rappresentate degnamente da due coppie di straordinarie auto da corsa (poi penseremo anche alle GT!): Bugatti 35 del 1926, Alfa Romeo 8C 2300 del '32, Ferrari 315S del '57, Maserati 300 S del '55. Auto famose oggi come allora per il successo che seppero portare al marchio orgoglisamente esibito sul cofano nelle gare più famose (ieri) e per il loro elevatissimo valore collezionistico (oggi). Difficili auto da corsa ai loro tempi, giocattoli da collezione oggi: difficili da guidare (doppietta obbligatoria, sterzo duro come il marmo, tanta potenza, peso scarso, nessuno standard di sicurezza), meravigliose da coccolare come un costo giocattolo che da bambini "guidavamo" sul pavimento della nostra cameretta. Se poi qualcuno, in barba a qualsiasi legge del comfort, riuscirebbe anche a guidarle tutti i giorni per andarci al lavoro (a prescindere dalla fragilità della meccanica o della preoccupazione di nasconderle), a lui vanno i nostri complimenti per la passione!

Bugatti Type 35 1926


La Bugatti Type 35, splendida, raffinata, elegante e, pur sempre, macchina da corsa (ha corso a Le Mans, alla Mille Miglia, alla Targa Florio...). Motore 8 cilindri in linea, 2 litri, potenza di circa 100 Cv, cambio a quattro marce, trazione posteriore, è un'icona del primo Novecento, espressione del genio creativo di Ettore Bugatti. Oggi auto più robusta di quanto non si creda, ha un valore intorno al mezzo milione di euro (naturalmente, dipende dalle condizioni).





Alfa Romeo 8C2300: figlia di un'epoca in cui l'Alfa era un mito automobilistico (Enzo Ferrari le aveva nella sua scuderia, la guidava Tazio Nuvolari, Borzacchini, Varzi, Campari, Brivio, Trossic) che vinceva dappertutto: solo alla Mille Miglia, nel '32, sei esemplari arrivarono ai primi sei posti. Motore 8 cilindri, 2.300 cc, 142 Cv, 4 marce, trazione posteriore. Ha un valore molto più elevato, in considerazione del suo passato glorioso: almeno 1 milione di euro.





Maserati 300S 1955: negli anni Cinquanta le auto da corsa erano le "bi posto" sport con carrozzeria tipo "barchetta". Gli eroi di quest'epoca si chiamano: Fangio, Moss, Collins, Ascari, Castellotti, Perdisa, Scarlatti, Taruffi. per due stagioni fu la sua arma migliore nelle gare Sport giungendo ad un passo dal titolo mondiale nel 1956, e apportando successi sportivi e commerciali nonostante un pesante handicap dato dalla cilindrata. Non aveva qualità assolute per dominare, ma poteva contare sulla regolarità del motore, la perfetta rispondenza del telaio. Motore 6 cilindri, 3 litri, 245 Cv, circa 300 km/h. Un'auto stupenda, stile e artigianalità italiana allo stato puro. Ne hanno costruite circa 30. Non si può prescindere da almeno 800.000 di quotazione.





Ferrari 315 S: la n.535, il telaio 0684, ha vinto l'ultima tragica Mille Miglia nel 1957, guidata da Piero Taruffi (il padre della Prisca televisiva), uno dei più grandi piloti italiani dell'epoca. Un vero mostro alla sua epoca, era equipaggiata con un 12 cilindri di circa 3,8 litri, aveva una potenza da 360 e 380 Cv (che su un corpo macchina di meno di 900 kg...). Con quest'ultima, evidentemente, c'è da strafare: nei primi anni Novanta, uno dei più conosciuti collezionisti del mondo di Ferrari (possessore di una 330 P4), chiedeva l'equivalente di cinque milioni di euro. Oggi l'auto è a Seattle.

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