Sciopero automobilisti contro caro carburanti? L'ultima provocazione dell'ACI

Il caro carburanti è uno dei problemi più sentiti dagli italiani in questo periodo, nonostante i leggeri ribassi registrati nelle ultime settimane. Per contrastare questa corsa all'aumento dei prezzi di benzina e gasolio, anche attraverso il ricorso ad accise come l'ultima in favore dei terremotati dell'Emilia, l'ACI ha lanciato una provocazione: 24 ore di sciopero dei rifornimenti per dare un segnale forte. Un'iniziativa alla quale ha aderito anche il Codacons.

Va detto che simili azioni di protesta civile, soprattutto in Italia, non hanno mai riscosso grande successo. Ma il presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani, si è detto fiducioso. E ha anche suggerito l'opportunità di tassare beni diversi, come ad esempio caffè o sigarette. Ecco le sue parole citate dal Corriere della Sera:

Vogliamo dare un segnale al governo: basta accise sui carburanti, piuttosto vanno aumentate e su tabacchi e giochi, o sul caffè. Siamo solidali con le popolazioni colpite dal terremoto, ma elevare ancora la pressione fiscale significa mandare al collasso milioni di famiglie [...] Non può funzionare in eterno: la diminuzione dei consumi petroliferi sta vanificando l'effetto delle accise statali. Così non ricava più nulla. Anzi, i rincari hanno come effetto diretto quello di far crollare il mercato dell'auto, così lo Stato perde anche l'Iva [...] Se ne esce riducendo la pressione fiscale su benzina e gasolio che sono i prodotti più tassati in assoluto: il 60% del prezzo è fatto di tasse. Oggi mantenere un'automobile costa a ogni famiglia fra i 3.500 e i 3.800 euro l'anno, capisce che è insostenibile. Un dato su tutti fotografa la realtà: nella giornata di Pasquetta di quest'anno la nostra società di soccorso stradale ha effettuato 2.500 interventi contro i 5.000 dell'anno scorso. E non certo perché le auto sono più resistenti.



Il presidente dell'ACI non è convinto nemmeno dell'impatto positivo sull'ambiente dovuto ad una diminuzione delle auto circolanti: «Il parco circolante invecchia rapidamente e tantissimi italiani non possono rinunciare a muoversi con il proprio mezzo privato. Penso alle piccole aziende, agli artigiani, a chi vive fuori dalle grandi città. E inoltre in Italia l'industria automobilistica contribuisce in maniera fondamentale al Prodotto interno lordo».

La proposta sembra destinata ad un ennesimo flop. Ciò che di sicuro resta è la dubbia utilità di un ente come l'ACI, per non parlare del PRA. Le operazioni sulle pratiche auto in altri Paesi sono molto più lineari e snelle e strutture come queste sembrano oggi anacronistiche ed eccessivamente burocratizzate. Sulla stessa fonte Sticchi Damiani si difende così: «Siamo un ente complesso che non grava sui bilanci dello Stato. Abbiamo investito tanto per rendere efficiente il Pra e ora funziona. Dobbiamo difendere gli interessi dei 35 milioni di automobilisti italiani e presentarci come interlocutori del governo su temi di sicurezza e mobilità. E lanciare sempre proposte innovative».

Sarà, ma in merito sarebbe interessante conoscere il pensiero di quei milioni di italiani che dovrebbero sentirsi difesi ed agevolati.

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