Suzuki Jimny Shiro: a scuola di fuoristrada con gli istruttori della FIF

Suzuki Jimny Shiro

I pantaloni e le scarpe tragicamente macchiati di fango hanno reso felici solo alcune persone: la signora della tintoria e gli istruttori della FIF, che sghignazzavano beati della mia tenuta poco montagnola. Del resto l’invito prevedeva una sessione di twist, quindi vai mai a pensare che tu possa finire tutto inzaccherato… Eppure Massimo Nalli ci aveva ammoniti: “Non siamo certi i parvenu del fuoristrada. Nessun altro marchio vanta una gamma specialistica come la nostra”. Le parole del direttore generale di Suzuki auto Italia – battute a parte – esprimono nel merito la collaborazione fra il brand giapponese e la Federazione Italiana Fuoristrada, alla ricerca di un partner valido e d’esperienza cui affidare le sue attività ed i suoi corsi di guida.

Suzuki rimpiazza quindi i connazionali di Dahiatsu e fornirà le Swift, SX4, Jimny e Grand Vitara agli oltre 250 club e 3.000 istruttori italiani, a loro volta impegnati nell’organizzare corsi ed attività per un totale di oltre 20.000 persone ogni 12 mesi. Quest’anno i partecipanti saranno come minimo 150 in più, visto che Suzuki regala ai primi 150 acquirenti della Jimny Shiro un corso di guida in fuoristrada presso l’area di Baggiovara (MO). L’iniziativa è valida fino 30 giugno 2012 ed offre un corso (denominato “Off Course”) lungo due giorni e comprensivo di vitto e alloggio, articolato in sessioni teoriche e pratiche al termine delle quali si acquisiranno le competenze necessarie per affrontare in sicurezza pendenze, guadi, twist e tutti gli altri ostacoli che la natura invita a superare.

Suzuki ci ha permesso di valutare le difficoltà del corso su un’area attrezzata a Pragelato, nel torinese. Le Jimny e Grand Vitara disponibili hanno superato qualsiasi tipo di ostacolo senza la minima incertezza. Anzi, in determinate occasioni hanno pure “bilanciato” le manovre errate di chi si è rivelato poco avvezzo alla guida in fuoristrada. Ad esempio una forte pendenza laterale non va oltrepassata “aggrappandosi” alla parete, in quanto si rischierebbe di sbilanciare la vettura. Bisogna quindi appoggiarsi alle rocce e subito controsterzare (in maniera graduale) verso valle, così da garantire una maggiore stabilità e per meglio equilibrare le masse.

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Molto interessante anche il passaggio del twist, ovvero quella sequenza di gobbe ed avvallamenti che porta l’automobile a perdere aderenza sulle ruote “diagonali”. Questo esercizio va affrontato con le marce ridotte e disegnando una sorta di S, con l’obiettivo di copiare l’andamento degli ostacoli. Nel caso si perda l’abbrivio – è fondamentale mantenere velocità costante – gli istruttori consigliano di lasciar dondolare l’automobile, giocando solo con la frizione, così da guadagnare quel minimo di velocità che permetta di oltrepassare la rampa. La fangaia invece richiede uno stile di guida ben più incisivo e privo di incertezze. Bisogna infatti valutare la giusta traiettoria e percorrere la “vasca” a velocità costante, sfruttando magari i “binari” lasciati dall’automobile che ha preceduto. L’ultimo ostacolo è il dente, ovvero una salita breve ma ripidissima che va anch’essa superata a velocità costante per mantenere inalterata l'aderenza dei pneumatici.

Suzuki Jimny Shiro
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In queste condizioni la Jimny si rivela ben più efficace e maneggevole di quanto immaginassimo. Il passo corto, gli sbalzi contenuti e gli ampi angoli d’attacco ed uscita consentono di “maltrattarla” senza riguardo, consapevoli che nessun ostacolo può davvero spaventarla. Certo, non è provvista del differenziale bloccabile, ma la sua leggerezza (pesa infatti 1.060 chili) si dimostra ben più efficace di qualsiasi apparato tecnologico. Anche al piccolo 1.3 benzina spetta una menzione, perché su strada ci era parso leggermente a corto di fiato ma fuori dall’asfalto mostra un carattere di cui non lo ritenevamo provvisto.

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