Mercato Europa ancora in segno positivo: è la volta buona?

Segni positivi mese dopo mese. E' sempre la Gran Bretagna a trainare, ma i segnali di ripresa incominciano a farsi credibili.

European flags fly in front of the Europ

Più 7% le immatricolazioni di febbraio in Europa dopo il +6,2% di gennaio e il +4,9% di dicembre 2014. E’ una marcia lenta ma costante quella della ripresa dei mercati europei dell’auto iniziata un anno e mezzo fa e consolidata proprio a fine anno con il salto psicologico della barriera dei 13 milioni, pari a un +5,4% su base annua. E che i segnali di ripresa siano ormai credibili lo hanno confermato proprio questi dati definitivi di febbraio comunicati oggi da Bruxelles sede centrale dell’Acea che riunisce tutti i costruttori continentali.

I cinque mercati di riferimento, ad esempio, sono tutti in attivo con la Gran Bretagna sempre in largo vantaggio a +12%, un buon 6,6 di crescita della Germania e un 4,5% della Francia. Già noto il risultato del +13,2% italiano a fronte di un magrissimo 2014 mentre fa storia a se il +26% del mercato spagnolo sostenuto dagli incentivi. In totale assoluto, considerando i Paesi UE più quelli dell’Efta, il primo bimestre chiude un bilancio di 1.986.792 con un margine del 6,6% tanto più positivo se si considera che solo 13 dei 30 mercati hanno chiuso febbraio in attivo e solo 20 hanno potuto compensare il deficit degli altri, in prevalenza nell’area dell’Est. Segno che molte cose possono ancora migliorare per riportare l’intero comparto verso equilibri sostenibili sotto il profilo della produzione e quindi del lavoro e dell’intero giro d’affari nel corso di questo 2015.

I numeri da soli, però non dicono tutto. Non si tratta in effetti soltanto di ridare fiato a un sistema economico-industriale quanto di rinnovare e trasformare dove possibile la “qualità” del parco circolante continentale che, seppure in misura inferiore ai record di anzianità italiani, non è in uno stato di salute ottimale. Nuove auto, dunque, non per aumentarne il numero già più che abbondante ma per favorirne affidabilità, sicurezza e miglior rapporto ambientale, mentre sul fronte commerciale, i costruttori sanno benissimo che la crescita è strettamente legata ai prezzi e alle formule di vendita. Senza contare il fenomeno dei noleggi in rapida crescita ovunque a conferma dei cambiamenti in corso in fatto di proprietà-uso.

Cambiano i costumi della mobilità individuale ma anche le politiche. Significativo, ad esempio, il caso della Francia che ha avviato una convinta campagna antidiesel la cui diffusione ha raggiunto nel Paese il 68,2% del mercato. In programma c’è una tendenza all’equivalenza del prezzo fra gasolio e benzina e forti incentivi, nell’ordine dei 10.000 euro per la sostituzione di auto diesel con vetture elettriche soprattutto nelle aree a maggior tasso di inquinamento. Un caso nuovo e per ora unico in tutta Europa, ma tutto da seguire con attenzione considerando che proprio la Francia è uno dei maggiori produttori di motori a gasolio.

Un’occhiata infine all’andamento dei singoli gruppi automobilistici in febbraio in cui domina il segno più con rarissime eccezioni fra cui il gruppo GM (-8,3%) oggi rappresentato dalla sola Opel (+6%) che paga la quasi definitiva scomparsa del marchio Chevrolet. Quasi tutti i grandi marchi hanno superato largamente la media di mercato come il gruppo FCA e VW a +11,2 grazie alla Jeep e +11,1% guadagnando rispettivamente lo 0,3 e lo 0,9% di quota. Meglio ancora hanno fatto Bmw, leader fra le premium con un +12,7% e Mercedes a +10,4%. E per chiudere, sempre solide le giapponesi con Toyota in testa con il suo 4,4% di quota e un +7,1% in linea con il mercato e la Nissan che insegue con decisione al 4,1% di quota ma con un balzo in avanti del 26,7%. Tutto sommato un buon inizio d’anno pensando agli effetti che potranno avere i tanti arrivi di nuovi modelli in programma nei prossimi mesi.

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