General Motors e PSA Peugeot-Citroën annunciano l'alleanza. Detroit rileva il 7% del gruppo francese

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General Motors e PSA Peugeot-Citroën hanno annunciato la creazione di un'"alleanza globale strategica su lungo termine e larga scala" che massimizzerà i punti di forza e le capacità delle due aziende contribuendo alla loro capacità di generare profitti e di competere, soprattutto sul mercato europeo, senza dubbio uno dei più complicati ad oggi sullo scacchiere globale.

L'alleanza si basa su due pilastri portanti: la condivisione di piattaforme, componenti e moduli, e la creazione di una joint venture per gli acquisti dai fornitori di componentistica e altri beni e servizi, in grado di generare un volume di domanda complessivo pari a 125 miliardi di dollari l'anno. I marchi GM e PSA in ogni caso, rimarranno del tutto indipendenti gli uni dagli altri sui mercati internazionali.

In occasione dell'alleanza, PSA opererà un'operazione di aumento di capitale pari a 1 miliardo di euro, da un lato tramite un investimento diretto della famiglia Peugeot (che così sottolinea materialmente la sua fiducia nell'accordo), dall'altro grazie a un'operazione finanziaria in cui gli azionisti PSA avranno un canale di sottoscrizione preferenziale. Parte integrante dell'accordo, che non vedrà cambiamenti nella dirigenza PSA, è l'ingresso di General Motors nel capitale francese: Detroit acquisirà il 7% del gruppo, diventando, proprio alle spalle della famiglia Peugeot, il suo secondo maggiore azionista.

I dettagli

Secondo i termini dell'accordo, GM e PSA condivideranno piattaforme, moduli e componenti in tutto il mondo allo scopo di tagliare i costi, migliorare le efficienze, sfruttare le economie di scala, la condivisione di tecnologie, e accelerare la riduzione delle emissioni nocive. La condivisione delle piattaforme permetterà in particolare al neonato asse franco-americano di sviluppare progetti specifici per il mercato europeo su larga scala e a costi ragionevoli.

In un primo momento l'alleanza si concentrerà sui modelli di taglia compatta e media. Attualmente le due companies stanno valutando la possibilità di sviluppare congiuntamente una nuova piattaforma per vetture a basse emissioni. Il primo veicolo frutto di un progetto comune, annuncia il comunicato odierno, sarà immesso sul mercato nel 2016.

"La presente alleanza" precisano i contraenti l'accordo "agevola ma non sostituisce gli sforzi indipendenti di entrambe le compagnie per riportare le rispettive operazioni europee ad un livello di sostenibilità". La cooperazione sul piano degli acquisti di componenti e altri beni e servizi, permetterà invece ai due costruttori di comportarsi sul mercato internazionale come un unico soggetto, con tutti i vantaggi conseguenti da standardizzazione, condivisione delle esperienze e aumento dei volumi di domanda.

L'alleanza inoltre si è già attivata per sondare un possibile ampliamento della cooperazione ad altri settori di attività, come il trasporto e la logistica. GM ha già reso noto di voler stabilire una cooperazione per unire le forze in questo campo con Gefco, una società di servizi logistici integrati, controllata proprio da PSA, che potrebbe tornare utile alle sue attività in Europa e Russia.

Il valore complessivo delle sinergie GM-PSA è stato valutato in 2 miliardi di dollari l'anno per i prossimi cinque anni, da parte dei due colossi. I benefici nel primo biennio saranno molto limitati, precisa l'alleanza. Che sarà guidata da un comitato di supervisione in cui i rappresentanti di GM e PSA saranno in egual numero.

I possibili scenari

L'annuncio odierno ha un significato difficilmente trascurabile. Dietro l'alleanza tra due dei maggiori player nell'intero mondo dell'auto si nasconde un'esigenza -quale è quella di unire le forze-, che mai è stata tanto attuale nell'industria delle quattro ruote. La crisi globale picchia forte, e in certe regioni del mondo, come l'Europa Occidentale, i mercati sono più stanchi che altrove.

Chi, come PSA (o Fiat), dipende fortemente dalle sorti di questa parte del mondo, si trova costretto a cercare delle vie d'uscita in grado di ridare ossigeno a conti oggettivamente poco confortanti. D'altra parte, è ugualmente vero che nemmeno una dimensione davvero globale come quella di GM mette del tutto al riparo dai rovesci che la nostra Europa dell'auto sta rifilando ai costruttori.

GM Europe (come del resto Ford Europe), rappresenta nel quadro di un gruppo che è tornato in salute dopo l'onta del Chapter 11 del 2009, il vulnerabile tallone d'Achille. La combinazione tra alti costi della manodopera, struttura industriale affetta da storici problemi di sovraproduzione -che oggi stanno emergendo in tutta la loro drammatcità-, e scarsa possibilità di spesa da parte di un mercato ormai saturo, sono elementi di rischio gravissimo per tutti.

Cosa succederà, e se davvero nasceranno buoni frutti -lo ammettono anche i protagonisti di questo matrimonio-colossal-, lo scopriremo solo sul lungo termine, non prima di un paio d'anni. Il contesto da cui partono i due soci di questa nuova avventura è quello della crisi che ben conosciamo, e le risposte che GM e PSA stanno provando a dare (efficienze, sinergie, risparmi, investimenti) sembrano le uniche possibili in questo momento.

Le sfide sono molte e ardue: c'è quella del lavoro, e i sindacati che già si stanno mobilitando spaventati dalla possibilità (concreta) della chiusura di qualche fabbrica in Europa lo sanno bene. C'è poi quella dell'integrazione del prodotto, che con tre grandi marchi generalisti richiede uno sforzo importante e mirato, allo scopo di evitare rischiose sovrapposizioni. Ce ne sono altre ancora, ma un fatto è certo: affrontare la tempesta da soli sarebbe molto, molto più difficile.

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