Toyota perde la battaglia contro i castori

Toyota ha sfidato per sei mesi una colonia di castori, insidiatasi all'interno di un bacino artificiale nei pressi dello stabilimento del Mississipi. Tutti gli sforzi per scacciarli non hanno prodotto risultati.

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Suzuki non è l’unica casa automobilistica ad essersi in qualche modo battuta contro il desiderio di autonomia preteso da alcuni animali. Ieri mattina Toyota ha pubblicato una sorprendente nota stampa, per mezzo della quale annuncia di aver perso la battaglia contro una colonia di castori. L’inizio della vicenda risale al 2012, pochi mesi dopo l’entrata in servizio del nuovo stabilimento a Blue Springs (Mississippi, Stati Uniti).

Nelle vicinanze dell’impianto vennero fin da subito costruiti due bacini di ritenzione, all’interno dei quali raccogliere parte dell’acqua piovana: questa sarebbe poi servita per innaffiare alcuni terreni. Il sistema di scarico si affida ad una paratoia alta 9 metri. Quando viene sollevata, l’acqua può defluire e spargersi verso i terreni circostanti. Alcuni castori hanno sfruttato questo riparo e di buona lena si sono messi a costruire una diga, per mezzo della quale ampliare l’area della propria tana. Un gruppo di esperti ha provato a scacciarli, ma gli animali sono tornati ogni qual volta la loro diga veniva demolita. Tutto ciò per sei mesi. Fino a quando (era l’autunno del 2012) Toyota non ha alzato bandiera bianca ed ha lasciato che la natura facesse il proprio corso, come scritto in apertura della nota stampa.

Nel bacino rimangono costantemente uno o due metri d’acqua, che hanno portato alla formazione di un vero e proprio habitat: il comunicato rivela che da allora sono arrivati pesci, anatre, oche, gru e addirittura aironi, tanto da portare l’associazione Wildlife Habitat Council ad assegnare un premio in materia di eco-sostenibilità.

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