Ferrari sola e senza soldi contro tutti. La sede resta, è il padrone che cambia

Marchionne: “le automobili sono paradossalmente incidentali per Ferrari che è essenzialmente un marchio di lusso”. FCA prenderà 2.5 miliardi di dollari dal Cavallino Rampante che, entro giugno, sarà controllato da Exor.

Ferrari Exor

Anche Ferrari fa le valige e vola all’estero come Fiat? Si… no… forse. Tutte le opzioni sono buone ormai e con i tanti precedenti in tutte le cose di Fiat e FCA nulla si può mai escludere. Questa volta però la notizia di un “possibile trasferimento di sede fiscale” per pagare meno tasse, diffusa da Bloomberg mercoledì e smentita ufficialmente da FCA, è stata considerata una sorta di “interpretazione impropria” da parte della pur autorevole agenzia americana. In pratica, la notizia sarebbe stata estrapolata da un contesto di analisi di “scenari allargati” che comprendeva anche “le ipotesi più remote” ma questa, ha precisato Marchionne “non è nelle intenzioni e neppure esiste alcun progetto di delocalizzazione delle attività italiane della Ferrari”. E che per l’ad di FCA sia importante mantenere la piena italianità della Ferrari, almeno per ora, non ci sono dubbi alla luce delle grandi manovre finanziarie in corso. Cessato allarme, dunque, anche se i precedenti casi di smentite, come dicevo, spesso si sono poi trasformate in realtà.

Ma a questo punto sono altre le considerazioni che vengono istintive a due mesi esatti dalle dimissioni del presidente Montezemolo. L’episodio del presunto trasferimento all’estero e i due giorni di “panico” del popolo ferrarista registrato da Autoblog hanno mostrato una volta di più la forte emotività che accompagna le opinioni del pubblico più in relazione a fatti “simbolici” come quelli della localizzazione delle sedi sociali, fiscali o finanziarie che non a quelli di ben altra sostanza come l’annuncio del 29 ottobre dello “scorporo” della Ferrari da FCA, la quotazione in Borsa del 10% della Ferrari per la prima volta nella sua storia, e il successivo programma di riassetto societario e della distribuzione del suo capitale. Non che i primi siano irrilevanti, ma di certo quest’ultima parte dovrebbe interessare maggiormente chi ha a cuore la Ferrari per come è oggi e per il suo ruolo futuro come brand nel polo del lusso. Ma soprattutto, nell’immediato, come “finanziatrice” per 2,5 miliardi di dollari dell’azionista FCA attraverso un dividendo “speciale” prima dello scorporo effettivo.

Come si ricorderà non solo l’ambizioso piano industriale di Marchionne per i prossimi cinque anni prevede un maxi investimento di circa 50 miliardi, ma la stessa FCA ha urgente necessità di abbattere il forte indebitamento precedente e la Ferrari è diventata la gallina dalle uova d’oro. Fonte di liquidità diretta da un lato e di ulteriori ricavi attraverso l’immissione sul mercato finanziario del 10% del suo valore. Da ultimo ma non meno importante, destinata a diventare l’asset primario per la Exor, la holding finanziaria della famiglia Agnelli presieduta da John Elkann, attuale azionista di maggioranza di FCA, che al termine della complessa operazione programmata entro giugno dell’anno prossimo, controllerà da sola circa un terzo della Ferrari con a fianco Piero Ferrari che mantiene intatto il suo 10% ereditato da papà Enzo.

E’ successo questo, in estrema sintesi, negli ultimi 60 giorni alla Ferrari presieduta da Sergio Marchionne che nei giorni scorsi ha raccolto una sorta di standing ovation virtuale da parte del mondo finanziario dopo aver già incassato la nomination come “CEO dell’anno” da Automotive News. Quanto alla Ferrari che resterà da sola a fronteggiare le sfide dell’aggiornamento tecnologico, del mercato e della sua stessa autonomia, i guru dell’ingegneria finanziaria non si sono posti interrogativi. E tanto basta.

Mi rendo conto che di certo è più facile seguire e capire un Gran Premio di F1 che le acrobatiche manovre economico-finanziarie di Sergio Marchionne la cui filosofia in tema di prodotto è stata chiaramente espressa dal nostro super manager: “le automobili sono paradossalmente incidentali per Ferrari che è essenzialmente un marchio di lusso”. Di qui in poi una cosa è sicura: quella delle sedi mi sembra ormai l’ultimo dei problemi. C’è ancora qualcuno convinto davvero che il licenziamento di Montezemolo sia stato dovuto agli insuccessi nella F1?

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