Tra Motor Show e Unrae qual è il futuro dell’Automobile?

Motor Show-Unrae, ultimo appello per la detraibilità dei costi d’acquisto. Oltre 10 milioni di vetture hanno più di 15 anni.

Motor Show 2014

Dal Centenario della Maserati con il suo roseo futuro appena celebrato lunedi scorso, al Motor Show che ha (ri)aperto ieri mattina al pubblico dopo l’involontaria sospensione del 2013, il passo è stato brevissimo. Una coincidenza casuale quanto provvidenziale per la discussa rassegna bolognese a sostegno di una città che orgogliosamente rivendica il suo ruolo di polo automobilistico nazionale per storia e creatività in un momento difficile. Così, dopo sette anni da quando il Motor Show è passato di mano al gruppo francese GL events oggi si tenta un recupero in extremis, di formula e di immagine, forse un po’ troppo tardivamente e senza mezzi adeguati. Purtroppo l’orgoglio non basta se non è accompagnato anche da una onesta capacità di autocritica e questa mini-edizione 2014 non si presenta gran che entusiasmante malgrado gli annunci.

Motor_Show_2014_3Stando al programma, comunque, gli eventi-spettacolo non mancano e ricordano lo stile di quelli che negli anni ‘70 e ‘80 crearono il successo e la fama del Motor Show. Dalle esibizioni motoristiche, compreso il ritorno del Memorial Bettega, ai concerti di musica elettronica gli ingredienti d’attrazione per il pubblico dei giovani, oggi il più difficile da riconquistare, sembrano esserci, ma aspetterei il loro “insindacabile” giudizio. Molto esile e poco “glamour” invece il fronte del prodotto dove solo alcuni marchi hanno accettato la scommessa del rilancio. Smart (senza Mercedes però) in testa, Volkswagen, Jaguar e Land Rover, Citroen e Nissan con le sue Nismo, danno il loro volenteroso contributo di sostegno ma per numero e contenuti sembrano quasi ospiti di circostanza senza alcun ruolo. Si è sempre detto che quello di Bologna non deve essere un “salone” ma una kermesse, tuttavia le case hanno già dimostrato di saper montare in proprio fior di eventi e se qui appaiono pressoché inesistenti anche quelle che hanno scelto di venire avrà pure un significato.

Motor_Show_2014_2In sostanza non posso negare che al primo colpo d’occhio della vigilia, nella giornata stampa senza pubblico, la sensazione è stata francamente sconcertante. Vedremo nei prossimi giorni, fino a domenica 14, quando entreranno in gioco tutte le attività previste, cosa ne diranno i visitatori e quanti saranno. Anche se più vivace, all’inaugurazione di ieri “officiata” da Jarno Trulli con la monoposto di Formula E non c’era, naturalmente, quella ressa di migliaia di persone che un tempo affollavano i botteghini nelle primissime ore della mattina ma anche questo, come la stessa crisi del Motor Show, è l’ennesima conferma di quanto siano calate le “quotazioni” e l’appeal dell’automobile come e forse più delle vendite stesse. Ed è su questo che si interrogano anche qui al Motor Show 2014 i protagonisti di sempre.

“Gli italiani vorrebbero cambiare l’auto, dovrebbero ma non possono” è stato il simbolico manifesto intorno al quale l’Unrae, rappresentanza delle Case estere, ha aperto un classico dibattito a Milano due settimane fa replicato in parte anche ieri al Motor Show per rispondere alla domanda di rito “Automobile, quale futuro?”. In Italia, s’intende, dove le prospettive appaiono ancora molto incerte in un contrasto di opinioni e di obiettivi fra operatori del settore e apparato politico che si trascina ormai da oltre cinque anni. Lo hanno capito tutti ormai: per il governo, di qualsiasi colore sia, l’auto non è “strategica” e consente prelievi più rapidi di altri settori. Quanto alla mobilità si finge di guardare in avanti suggerendo la bicicletta in nome di un rispetto ambientale condannato invece dalle mille strozzature al traffico che i sindaci d’Italia provvedono alacremente a produrre finanziandosi anch’essi a colpi di divieti progressivi e relative multe. Viene ormai a noia perfino dirlo e ancor più scriverlo.

Motor_Show_2014_5Intanto i numeri parlano da soli: in Italia circolano 35 milioni di auto con una delle maggiori densità d’Europa, ma l’età media delle vetture è salita a 9.5 anni rispetto ai 7,5 del 2006. Nel dettaglio, circa un terzo del circolante, oltre 10 milioni sono fra euro 0 e euro 2 e viaggiano da 14 anni affiancate dalle euro 3 che sono più di 7 milioni. Insomma più di metà delle nostre automobili sono davvero vecchie e “dovrebbero” essere sostituite. E’ questo che manca al mercato, per i motivi fin troppo noti, mentre l’invecchiamento è destinato a crescere con relativi danni ambientali, maggiori consumi e pericolosità dei veicoli. In realtà sappiamo tutti che in moltissimi casi il caro auto ne ha ridotto drasticamente l’uso ed è quasi normale che un veicolo comunque moderno dei primi anni 2000, non è poi tanto da buttare.

Motor_Show_2014_4La prova è nei dati di quest’anno che malgrado qualche timido segnale positivo in ottobre e novembre con un +9 e +5%, si avvia a una chiusura di poco migliore rispetto al 2013 e ancora inferiore perfino al 2012. Mancano solo 25 giorni, festività comprese, alla fine del 2014 e i conti preliminari sono già fatti: secondo le analisi di un approfondito studio di Findomestic l’anno si chiuderà a 1.335.000 immatricolazioni, un po’ di più secondo Unrae, che si spinge fino 1.360.000 vale a dire circa 60.000 unità in più sull’anno scorso ma oltre 40.000 in meno sull’anno precedente. Da notare tuttavia che la quota di vetture destinate ai privati, l’indice più significativo, è scesa al 62%. E come mostrano i dati ufficiali dei primi 11 mesi che pubblichiamo qui sotto, gli andamenti per marca non si discostano molto dai mesi precedenti.

La strada dunque resta in salita, in Italia più che in tutta Europa e proprio l’Unrae ha appena lanciato al Governo una proposta di detraibilità di parte dei costi d’acquisto dell’auto insieme a un documentato studio elaborato con il Censis. Tante cifre, ripetute e aggiornate fino alla noia, che mostrano in tutta evidenza la crescente contraddizione di una politica punitiva nei confronti della mobilità collettiva con perdite secche per l’erario, danni tangibili per la collettività e disagi enormi per i contribuenti, primi fra tutti 29 milioni di pendolari italiani “condannati” all’auto per lavorare. Lodevole tentativo ma temo ci voglia ben altro per trattare con i politici di oggi. Proposte anche logiche e civili somigliano ai moniti del Papa perché cessino le guerre.

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