Prezzo benzina: ribassi su tutti i carburanti

Si avvertono i primi benefici legati alla diminuzione del costo dell'oro nero: quest'oggi si riducono in tutta Italia i prezzi di benzina, gasolio e GPL.

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Il prezzo della benzina risente del trend negativo in cui sono piombati i listino del petrolio, il cui costo al barile ha raggiunto i livelli più bassi dal 2009 e rimarrà stabile anche per diverso tempo. Quest’oggi tutte le compagnie petrolifere applicano forti ribassi: sulla benzina e sul gasolio – come scritto da La Stampa – si registrano ribassi compresi fra 0.5 e 2.5 centesimi. Stesso discorso per il GPL: TotalErg, IP e Tamoil riducono il prezzo consigliato di 2 centesimi al litro, mentre Esso applica una diminuzione di 0.5 centesimi.

Si riducono di conseguenza le medie ponderate nazionali fra le diverse compagnie: in modalità servito il prezzo della benzina si attesta a 1.691 euro/litro (-0.8 centesimi), il prezzo del gasolio scivola ad 1.614 euro/litro (-0.7 centesimi) ed il prezzo del metano cala di 0.1 centesimi (a 0.99 euro/kg), mentre il GPL resta stazionario (a 0.686 euro/litro).

Per la benzina il delta prezzi varia fra i 1.670 euro/litro di Eni all'1.693 di Tamoil (no-logo a 1,527), il gasolio oscilla fra l'1.596 euro/litro di Eni e l'1.626 di Tamoil (no logo a 1.443) ed il prezzo del GPL passa dai 0.660 euro/litro di Shell ai 0.671 di Totalerg (no logo a 0.635). Questa situazione – lo spieghiamo nel dettaglio dopo il salto – è determinata da una fortissima contrazione nei prezzi del greggio, legata a due fattori: la sovrapproduzione e la contrazione della domanda.

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Perché il costo della benzina rimane così elevato?

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Il tema legato alla quotazione del petrolio è tornato di strettissima attualità. Ne parlano da giorni quotidiani e televisioni, politici, economisti ed esperti di geopolitica, ma solo in pochi hanno risposto ad un quesito che immaginiamo vi riguardi nel profondo: per quale motivo il prezzo della benzina rimane grossomodo invariato? Ci arriveremo. Iniziamo col dirvi che il costo relativo alle principali due qualità di greggio è in costante flessione: il Brent ha raggiunto in mattinata i 67 dollari, mentre il Wti si è spinto fino a 63.72 dollari.

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Sono i valori più bassi dal 2009, nonostante ad inizio anno il Brent oscillasse fra 105 e 115 dollari al barile. Questa situazione è legata a due contingenze, come spiegato da Il Post: la sovrapproduzione e la contrazione della domanda. Nel primo caso si è venuto a determinare un vero e proprio surplus nell’offerta. L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) ha deciso di non diminuire la produzione, mettendo così in difficoltà gli Stati Uniti: oltreoceano il petrolio viene estratto grazie ad un procedimento denominato fracking, efficace ma allo stesso tempo molto costoso (e molto criticato).

La produzione è aumentata anche in Canada, in Russia ed il Libia. E’ fondamentale sottolineare come in questo periodo venga estratta una quantità doppia di petrolio rispetto alla metà degli anni Duemila. Allo stesso tempo è diminuito il consumo ed è aumentata l’efficienza per esempio delle automobili, soprattutto grazie ai notevoli sforzi compiuti oltreoceano.

In Europa, per esempio, nel 2009 il consumo di petrolio medio era di 15,3 milioni di barili al giorno; nel 2013 era calato a 14,3 milioni, e da allora sta diminuendo. Una cosa simile sta accadendo in Giappone

Perché allora questi cambiamenti non influiscono sul prezzo dei carburanti? Innanzitutto per una questione fiscale: le accise in Italia sono elevatissime – lo sappiamo bene, purtroppo – e determinano da sole il 60% del prezzo finale alla pompa. Allo stesso tempo i contratti di approvvigionamento attivi nel nostro paese non sono particolarmente vantaggiosi, dal momento che i gestori possono rifornirsi soltanto dalla casa madre e devono quindi sottostare alle sue condizioni.

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Questo è il meccanismo delle pompe bianche, scollegate dai big petroliferi e quindi libere di scegliere la tariffa più vantaggiosa alla quale acquistare i carburanti: in Francia – dove la maggior parte dei distributori è indipendente – il costo industriale medio risulta pari a 578 centesimi di euro, ben inferiore rispetto ai nostri 620 centesimi. Il governo Monti cercò di introdurre un sistema più vantaggioso, ma l’opposizione delle cosiddette Sette Sorelle portò all’eliminazione della norma. Dalla primavera 2013 il costo della benzina è diminuito del 10%, mentre la quotazione del petrolio è franata di un terzo.
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