Alcune immagini dell'ex stabilimento Bugatti di Campogalliano

Con queste immagini vogliamo condurvi nella pancia di uno stabilimento semi-abbandonato, eredità di un'azienda per cui l'aggettivo "straordinario" ha sempre rappresentato la consuetudine.

L'ex stabilimento Bugatti di Campogalliano

'Per chi ci ha lavorato, per coloro che hanno preso parte a questa realtà, questi anni sono sembrati un sogno. Un sogno che hanno interrotto troppo presto e troppo bruscamente. Quello che vedrete è ciò che rimane dell’ex impero di Artioli'. Vogliamo iniziare così, citando le parole del nostro amico the_gallas27, autore di uno straordinario reportage in quello che può essere considerato uno fra i più grandiosi e sublimi esempi di architettura industriale italiana. Le sue immagini ci portano all'interno di un sito industriale ormai dimenticato, a Campogalliano (Modena), dove si trova l'ex stabilimento Bugatti. Rimase attivo dal 1985 al 1992, tre anni prima che la Bugatti di Romano Artioli dichiarò bancarotta – il marchio fu acquistato da Volkswagen solo nel 1998.

L’impianto modenese ha perso oggi quasi tutto il suo smalto, ma negli anni successivi all’inaugurazione fu un vanto per tutta l’Emilia: raffinatissimo, futuristico, innovativo, curato, anni luce più attraente rispetto agli impianti della concorrenza. Le fotografie scattate da the_gallas27 ci portano ad esempio nella sala al primo piano in cui gli ingegneri si dedicavano alla parte creativa e progettuale. Oppure nell’ingresso, nella sala prova dedicata ai motori, nell’ufficio del presidente, nel capannone in cui venivano assemblati i vari modelli, nella sala mensa ed anche di fronte alla porta originale montata nella prima fabbrica Bugatti a Molsheim. La struttura di Campogalliano ospita tutt’oggi una persona, che abbiamo contattato al telefono alcuni giorni fa. Ezio Pavesi è il custode dello stabilimento. Ci lavora dal 1990, ed ancora oggi parla dell’impianto con la benevolenza e con la dolcezza di chi lo vede bello e luminosi come il giorno del’inaugurazione.

Ezio deve tagliare l’erba, deve cercare di mantenere la struttura in ordine e deve soprattutto controllare il perimetro, al fine di evitare pericolose intrusioni notturne. Lavora per conto di un avvocato romano, che acquistò l’impianto quattro anni fa nel corso di un’asta ed a cui si sono rivolti alcuni imprenditori cinesi, specializzati nel ramo automobilistico ed interessati ad investire. A Pavesi chiediamo ovviamente di Volkswagen. “Dopo il 1995 fu un solo abboccamento, ma i discorsi non portarono a nulla. I contatti non sono esauriti, ma restano comunque rari”. La struttura ha abbandonato le nebbie dell’oblio dopo la visita organizzata nello scorso maggio da 200 ex dipendenti, che hanno ricordato con nostalgia (ed un pizzico di amarezza) i tempi in cui veniva costruita la EB110, sportiva oggi ventitreenne ma ancora attualissima: vi basterà sapere che fu la prima ad utilizzare il telaio in carbonio.


PS
Ezio ci ha invitati a pubblicare il suo numero di telefono (338-9313173). In questo modo vuole spalancare le porte dello stabilimento a tutte le persone interessate, che possono contattarlo e mettersi daccordo per organizzare un'eventuale visita.

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