Multe Autovelox: quando fare ricorso

Diverse sentenze della Cassazione hanno dato ragione agli automobilisti. Guardiamo i casi in cui si può vincere.

autovelox cassazione

Aumentano sempre più le postazioni autovelox, sia fisse sia mobili, e crescono costantemente le multe comminate a causa di questi autovelox. Multe che, spesso, gli automobilisti pagano senza farsi tante domande. Ma negli ultimi anni la Cassazione ha messo i puntini sull'utilizzo di questo sistema di controllo, con ordinanze e sentenze che hanno dato ragione ai cittadini, o hanno rigettato i loro ricorsi.

Il Sole 24 Ore ha raccolto queste sentenze, dando un vademecum utile agli automobilisti per sapere come muoversi quando ricevono la notifica di una multa presa a causa degli autovelox. Ecco, dunque, i casi studiati dalla Cassazione in questi anni, sia a favore sia contro gli automobilisti.

Cartelli a ogni incrocio


Ne avevamo già parlato a luglio, quando una nuova sentenza della Cassazione ha confermato quello già detto con l'ordinanza n. 680/2011. La segnalazione tramite cartelli della presenza di postazioni autovelox e dei limiti di velocità non solo deve avvenire con un giusto anticipo, ma va ripetuta dopo ogni incrocio. In caso contrario la multa non può essere valida, perché l'automobilista può contestare di essersi immesso in strada dopo i cartelli che segnalavano la presenza di autovelox e stabilivano i limiti di velocità e, dunque, di non essere stato informato correttamente.

Cartelli nel verbale


La stessa ordinanza della Cassazione, però, nega l'obbligo di indicare nel verbale la presenza del cartello stesso che avvisava della presenza dell'autovelox, “sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l'esistenza”.

Autovelox solo su determinate strade


Le postazioni autovelox non possono venir piazzate ovunque, come indicato dallarticolo 4 della legge 168/2002. In particolare le postazioni di controllo remoto della velocità sono ammesse sulle strade "extraurbane principali", su quelle “extraurbane ordinarie" e "urbane di scorrimento" previa autorizzazione del prefetto. mentre non sono previste sulle strade "urbane ordinarie". La Cassazione, con la sentenza 3701/2011, affronta proprio i casi in cui è intervenuto il prefetto. Gli autovelox sono ammessi, sulle strade urbane di scorrimento ed extraurbane ordinarie solo in caso di pericolosità, traffico intenso o difficoltà di fermare il veicolo da parte delle forze dell'ordine. Non sempre, però, il prefetto ha seguito queste direttive (contenute nella legge 168/2002) e, in questi casi, il ricorso è ammesso.

Solo i vigili elaborano la multa


Il rilevamento di una contravvenzione tramite autovelox dev'essere effettuato esclusivamente da “un agente preposto al servizio di polizia” si legge nella sentenza del 5 aprile 2011 n. 7785 della Cassazione. Questo significa che il verbale deve segnalare con chiarezza che l'elaborazione della contravvenzione è stata effettuata da un vigile, anche quando l'installazione e la gestione delle postazioni autovelox sono state affidate a terzi, privati.

L'autovelox non ha data di scadenza


Contro un automobilista, invece, la sentenza 17361/2008, nella quale la Cassazione afferma che “non sussiste alcun ulteriore onere probatorio, a carico dell'Amministrazione, relativo alla perdurante funzionalità delle predette apparecchiature”. Insomma, gli autovelox non hanno una data di scadenza e una multa ricevuta utilizzando un'apparecchiatura 'vecchia' non annulla la validità della multa stessa.

Omologato, ma non tarato


Non è previsto il ricorso per apparecchiature autovelox che non abbiano effettuato una taratura periodica. Non solo, ma in base alla sentenza 22207/2010 della Cassazione, anche la necessità di omologazione degli autovelox “va riferita al singolo modello e non al singolo esemplare". Insomma, la verifica di perfetta funzionalità da parte del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è previsto sui modelli generici di autovelox, ma non sulle singole postazioni.

La contestazione non è immediata


E' stato uno dei temi più discussi negli anni e una delle maggiori speranze da parte degli automobilisti. Ma, alla fine, era solo una 'leggenda metropolitana'. Secondo la sentenza n. 9308/2007 della Cassazione, infatti, la contestazione immediata della contravvenzione non è obbligatoria in caso di autovelox perché “rientra tra le ipotesi di esenzione da tale obbligo e l'attestazione del loro impiego, contenuta nel verbale di accertamento, costituisce valida ragione giustificatrice della mancanza di una contestazione immediata, né sono sindacabili in sede giudiziaria le modalità di organizzazione del servizio di polizia stradale, come quelle relative al numero delle pattuglie operanti".

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