Uber: società concorrente la accusa di effettuare chiamate fasulle

Autisti di Uber avrebbero effettuato e poi cancellato migliaia di prenotazioni, mettendo così i bastoni fra le ruote ad una società concorrente. Accuse giungono anche da un'altra società avversaria.

uber

Alcuni dipendenti della società di trasporto automobilistico privato Uber avrebbero prenotato e poi disdetto oltre 5.000 chiamate verso i rivali di Lyft, azienda concorrente ed alla ricerca di un posto al sole nel combattuto mercato del ridesharing. La notizia è stata pubblicata dalla CNN e poi ripresa da Downloadblog. E’ la stessa Lyft ad aver denunciato l’episodio, mostrando come dallo scorso ottobre 177 autisti di Uber avrebbero prima effettuato e poi disdetto migliaia di prenotazioni, con il chiaro intento di arrecare danno alla compagnia concorrente. I perché del gesto sono spiegati da Downloadblog.

La tattica di chiamare e annullare le chiamate è dannosa a molti livelli. Il primo e più evidente danno è quello di far sprecare una corsa all’autista, le cui entrate dipendono da un trasporto di successo. Il secondo danno è il tempo in cui l’autista è occupato nella chiamata finta, un lungo momento in cui un utente potrebbe ritenersi indotto a chiamare Uber al posto di Lyft. Il terzo danno è il più spudorato e velenoso: quegli impiegati di Uber che sono reclutatori hanno la tendenza a salire a bordo solo per brevi percorsi, giusto per fare proselitismo e attirare gli autisti sulla propria piattaforma

I dati raccolti da Lyft dimostrano che molti dei 177 dipendenti sarebbero in realtà reclutatori di autisti, mentre uno dei 177 avrebbe effettuato addirittura 1.524 richieste telefoniche (tutte poi cancellate). D’ogni modo non c’è alcun elemento probatorio che possa attribuire dirette responsabilità ad Uber, nonostante a più truffatori sia in realtà caduta la maschera: sette autisti di Lyft avrebbero identificato il passeggero autore delle 1.524 chiamate, colpevole di aver cancellato 300 corse dal 26 maggio al 10 giugno e di aver registrato nella banca dati ben 21 account. Anche Gett ha puntato l’indice contro Uber, ma in questo caso l’azienda concorrente ha visto riconosciute le proprie ragioni: Uber ha confessato tutte le colpe ed ha promesso di ridurre la propria aggressività.

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