Opel: in futuro produrrà anche auto low cost? [UPDATE]

La volontà è quella di replicare il successo di Dacia; ma ci sono i margini per farlo? Intanto "GM Europe" diventa "Opel Group".

Opel Corsa 2015

UPDATE 23/07/2014, ore 23.30 Poche ore dopo l'articolo di Automotive News in merito alle nuove auto di Opel dedicate al basso di gamma, arrivano via Twitter alcune specifiche di Karl-Thomas Neumann, CEO della casa tedesca...




Sembra quindi che Opel sia interessata a produrre una inedita entry-level con contenuti innovativi, economica ma non low-cost, segmento a cui il costruttore non pare essere interessato.

23/07/2014, ore 14.00 - Secondo Automotive News, Opel potrebbe presto dare il via al concepimento di una inedita gamma di vetture “entry-level” per riconquistare la clientela che in passato ha scelto Chevrolet, marchio destinato a lasciare l’Europa alla fine del 2015. Ma sotto sotto c’è la volontà di strizzare l’occhio al segmento low-cost. Negli ultimi anni marchi come Dacia e Skoda hanno goduto di una crescita robusta grazie ai loro prodotti spartani; una tendenza che però non ha interessato Chevrolet per l’assenza in gamma di vetture realmente a basso costo e per una certa debolezza del brand.

La presenza di GM in Europa sarà quindi caricata tutta sulle spalle di Opel, già in fase di rilancio ed ampliamento della propria offerta. Ed in questo rinnovamento sarebbe appunto previsto l’arrivo di modelli “budget” sulla falsa riga di quanto fatto da Renault e Volkswagen con i sub-brand sopra citati. Non è ancora chiaro se questa linea di automobili a basso costo sarà incorporata nella gamma Opel o farà parte di un brand apposito, da lanciare sul mercato entro il 2020. Prezzi: troppo presto per parlarne, ma come riferimento può essere utile ricordare che l’offerta Opel parte dai 10.500 euro della Agila.

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Quella del costruttore di Rüsselsheim è una strategia vincente? Dipende dai punti di vista, ma vale la pena formulare qualche considerazione a riguardo; la prima è che il successo di Dacia (al 2013 oltre 2.5 milioni di immatricolazioni in Europa e nel bacino del Mediterraneo) è stato registrato in un momento economico di “vacche magre”: chi dell’auto proprio non poteva farne a meno ha optato per la concretezza ed il risparmio a scapito di finitura, immagine del brand e, talvolta, sofisticazione meccanica. Valori che, e questo introduce la seconda osservazione, sono punti di forza delle cosiddette auto premium, quelle più remunerative per i costruttori.

Non è un caso che la stessa Fiat voglia scrollarsi pian piano di dosso l’immagine di marchio “popolare” e rilanciare in chiave glamour prodotti come 500 e Panda; un riposizionamento che interessa anche il brand Alfa Romeo, addirittura collocato da Sergio Marchionne alle calcagna di Audi e BMW: adesso che tutti vogliono “essere premium”, vale la pena cimentarsi a capofitto nell’impresa di generare grossi volumi di vendita (l’unico modo per generare profitti col low-cost) in un mercato, quello europeo, che già sembra essere arrivato al suo limite fisiologico?

Un quesito che acquista ancora più valore se si considera che il respiro di auto delle “low-Opel” sarebbe esclusivamente continentale: nel resto del mondo infatti c’è già Chevrolet a coprire la fascia commerciale presa in esame. Mentre Dacia può contare anche sui generosi numeri registrati in Africa ed Asia (dove alcuni modelli vengono venduti direttamente con marchio Renault). In ultima analisi, nella speranza di una solida ripresa, bisognerà valutare con attenzione l’andamento economico dei prossimi anni per provare ad intuire quanti degli attuali “clienti low-cost” riconfermeranno la propria scelta al momento di cambiare auto; e quanti ce ne saranno di nuovi disposti a rinunciare al premium o ai suoi surrogati.

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