Opel Vivaro: prova primo contatto, prezzi

E' grande ma non impacciato. Le sue linee sono squadrate eppure ricorda un'automobile. L'abitacolo è dedicato ai professionisti ma non si nega alcune raffinatezze. Scopriamo insieme il nuovo Opel Vivaro, veicolo molto più civile di quanto l'estetica non lasci immaginare.

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Con il declino dei monovolume di grande taglia, come si possono spostare le famiglie numerose? Con questa premessa ci siamo avvicinati all'Opel Vivaro, un'"auto a 9 posti", come viene definito da Opel Italia. Visto nel ring della città l’Opel Vivaro non può che sembrare un peso massimo: è alto, ha le spalle squadrate ed una struttura fisica taurina, possente, non adatta quando gli avversari di tutti i giorni sono utilitarie sguscianti ed agili berline medie. Ed invece il nuovo veicolo commerciale del fulmine non si rivela un colosso impacciato e fuori scala. Anzi. Opel si è sforzata di calcare i tratti automobilistici, rinunciando alla severità del classico LCV (veicolo commerciale leggero) e sviluppando una vettura più funzionale e trasversale, resa interessante anche per i numerosi elementi di chiara derivazione automobilistica. L’esempio più lampante sta nell’estetica. E’ stata realizzata dalle matita che disegnano le Opel stradali, e come evidente si ispira alle vetture di ultima introduzione: è presente il listello cromato nella calandra, i fanali ospitano la caratteristica virgola ed anche la nervatura sulla fiancata si ispira a quanto visto sulla Insignia.

Certo la sezione frontale rimane ampissima ed il risultato generale può essere considerato troppo appariscente, però riconosciamo agli uomini Opel di aver realizzato un veicolo quantomeno personale e facilmente riconoscibile. La cura per il dettaglio è evidente anche nell’abitacolo. Vengono utilizzati materiali di qualità più elevata, l’assemblaggio è ottimo ed il quadro strumenti tradisce anch’esso un’ispirazione di tipo automobilistico. Il nuovo Vivaro adotta poi il sistema multimediale IntelliLink, abbinato ad uno schermo a sfioramento da 7 pollici utile per gestire tutte le funzioni dell’impianto telematico. Unica pecca è la fattura della ribaltina centrale, studiata per ospitare una bottiglietta d’acqua ma dai bordi poco sviluppati: alla prima curva la bottiglia è finita rovinosamente a terra. Sono decisamente più utili la lavagnetta incassata nello schienale del sedile centrale e soprattutto l’intelligente specchietto nell’aletta parasole destra (in aggiunta a quello tradizionale), una sorta di fish eye che facilita non poco le operazioni di parcheggio.

Queste ultime sono gli unici frangenti in cui l’Opel Vivaro tradisce la sua stazza. E’ difficile soprattutto capire dove siano le ruote anteriori, perché la posizione di guida così rialzata aiuta sì la visibilità ma allo stesso tempo costringe a perdere ‘contatto’ con le ruote: abbiamo trovato poco intuitivo effettuare curve strette ed a velocità ridotta. In movimento il Vivaro non si rivela più impegnativo di un’automobile tradizionale, complice la tendenza dell’avantreno a stringere la curva ed anche in virtù dell’ottima risposta fornita da frizione e leva del cambio: entrambe sono morbide e non affaticano, anche se la seconda è un po’ spugnosa e fornisce un po’ di contrasto quando si deve scalare con decisione. Nella versione d’accesso il Vivaro è lungo 4.998 mm ed è alto 1.971, ma sono disponibili due lunghezze, due altezze e le versioni furgone cabina singola e doppia, combi per trasporto passeggeri e con pianale cabinato.

L’impronta automobilistica è resa evidente anche dalla gamma motori. In fase di lancio è proposto il solo 1.6 CDTI, declinato però in quattro varianti: con turbina singola sviluppa 90 CV/260 Nm oppure 115 CV/300 Nm, mentre la BiTurbo eroga 120 CV/320 Nm o 140 CV/340 Nm. Per tutte i consumi dichiarati sono estremamente contenuti, fino a raggiungere il picco positivo di 5.7 litri ogni 100 chilometri. Nel corso della nostra prova su strada abbiamo guidato il 1.6 CDTI BiTurbo da 120 CV, unità dai notevoli contenuti tecnici ma che non abbiamo apprezzato né per fluidità e né soprattutto per ‘schiena’: vero è che l’esemplare era fresco di fabbrica (aveva meno di 100 chilometri), ma il quattro cilindri non sembrare possedere quell’energia e quella rotondità d’utilizzo che i dati tecnici invece promettono. Non che il Vivaro sia sottomotorizzato, ma il BiTurbo obbliga a manovrare il cambio più spesso di quanto pensassimo. L’LCV del fulmine sarà in commercio da settembre e costerà un minimo di 20.500 euro. La versione passeggeri arriverà in un secondo momento.

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Opel Vivaro: la scheda tecnica

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