Michelin: la nostra visita al centro di Cataroux

Michelin Cataroux

L’epica del racconto si diluisce nei colori della realtà. Sono dunque ben evidenti i riflessi dell’epopea, la storia di un’invenzione ancora oggi fondamentale. Ad Edouard Michelin vengono infatti attribuite queste parole: “Fra dieci anni tutte le automobili utilizzeranno pneumatici”. Previsione sbagliata, perché in poco più di ventiquattro mesi (1898) la nascente industria dell’automobile avrebbe apprezzato un “oggetto” destinato a cambiarne la storia.

Da questo momento in poi l’azienda della famiglia Michelin, fondata dai fratelli André ed Edouard, avrebbe assunto un ruolo fondamentale nel promuovere e per certi aspetti tutelare l’automobilismo, garantendone il naturale processo evolutivo senza che questo fosse subordinato ai limitati mezzi tecnici ed economici. E così fu la stessa Michelin ad introdurre nel 1907 le prime gomme riparabili, nel 1919 le prime gomme catenabili e nel 1946 il primo pneumatico radiale, mentre nel 1912 fornì al governo francese oltre 70.000 cartelli (ovviamente sponsorizzati) con indicazioni stradali e limiti di velocità.

Il progressivo successo di vendite portò i vertici dell’azienda ad inaugurare nel 1920 lo stabilimento di Cataroux, che attualmente dà impiego a 2.500 lavoratori sui 12.000 dipendenti nella sola Clermont-Ferrand. Ed è proprio a Clermont-Ferrand (capoluogo dell'Alvernia, a circa 150 km da Lione) che i fratelli Michelin crearono l’azienda di famiglia, producendo dapprima pneumatici per biciclette e poi allargando il “business” anche alle automobili. Nel sito di Cataroux vengono prodotti ogni anno 465.000 pneumatici, di cui 50.000 d’alta gamma, 60.000 per vetture storiche ed oltre 350.000 per il mondo delle competizioni, fra cui le 8.000 coperture destinate alla 24 Ore di Le Mans.

Michelin Cataroux







A Clermont-Ferrand si trovano inoltre il centro prove di Ladoux e il centro amministrativo di Les Carmes, dov’è ancora conservata una sezione del primo stabilimento. A Cataroux vengono dunque realizzati i pneumatici di maggior prestigio. Ciascuno è assemblato al termine di un processo in tre fasi: prima si crea la carcassa, “sommando” vari strati di prodotto plastico; poi si applica la struttura in metallo ed il battistrada; infine si completa la vulcanizzazione, processo di cottura che genera il pneumatico finito.

A Ladoux si compiono invece i test di affaticamento - percorrendo gli oltre 41 chilometri di piste prova - e si sviluppano le tecnologie del futuro, finanziate con 500 milioni di euro l’anno che equivalgono al 3,4% del fatturato. I tecnici Michelin sono attualmente impegnati nel dimezzare i tempi di “concepimento”, così da ridurre a 2 anni il tempo per progettare, industrializzare e produrre un nuovo pneumatico. Dimentichiamo qualcosa? Bibendum, proprio lui.

Leggenda vuole che l’”omino Michelin” venne immaginato proprio da Eduard Michelin, impegnato durante l’Esposizione Universale di Lione. Si narra che lo stand venne decorato con due pile di pneumatici, accatastate alla rinfusa, ma questo elemento di disordine lo portò ad affermare che se ciascuna pila “avesse braccia e gambe sembrerebbe un omino di neve”. Venne poi coinvolto un caricaturista, che nel 1898 propose dei manifesti già realizzati per un produttore di birra tedesco. Nemmeno a dirlo, al pié di uno c’era scritto: “Nunc Est Bibendum”, ovvero “Ora è da bere”. A questo motto venne aggiunto il più pertinente “Le pneu Michelin boit l’obstacle” (Il pneumatico Michelin si beve l’ostacolo), per dar vita ad una mascotte eletta dal Financial Times come "Miglior logo della storia".


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