Accise sulla benzina: il Codacons ricorrerà al Tar

Il rincaro delle accise previsto dal Governo per finanziare il FUS ha scatenato la rabbia di molti cittadini e di molte associazioni dei consumatori. La più determinata sembra essere Codacons, disposta a ricorrere alla Corte del Tar del Lazio: “Stiamo preparando un ricorso urgente al Tar del Lazio per bloccare questo assurdo provvedimento” - dice Carlo Rienzi, presidente dell’associazione – “la decisione del Governo è sbagliata, poiché provoca un danno economico enorme alla collettività. Finanziare il Fus aumentando tassazioni in settori come la benzina dove già la pressione fiscale è elevatissima, è una scelta che danneggia gravemente gli automobilisti, oltretutto alle prese con pesanti rincari dei carburanti. Le leggi europee prevedono il principio del 'chi usa paga', in conseguenza del quale non è possibile costringere chi usa l'automobile a finanziare il mondo della cultura. Per questo chiederemo al Tar di bloccare il provvedimento del Governo. Se non verrà ritirato il provvedimento, il Codacons promuoverà una miriade di ricorsi di cittadini in Commissione tributaria, affinché venga dichiarata l'illegittimità dell'aumento delle accise”.

Molto critico anche Pier Luigi Bonora, presidente della UIGA (Unione Italiana Giornalisti Automotive): “Non me lo aspettavo proprio questo aumento della benzina, attraverso il ritocco dell'accisa, soprattutto in un periodo che vede il prezzo del petrolio in balia delle tensioni geopolitiche, per non parlare delle speculazioni di cui è continuamente oggetto. Sinceramente avrei preferito pagare un euro in più il biglietto per andare al cinema. Ma quello che più mi colpisce è il ripetersi dell'immobilismo delle case automobilistiche di fronte all'ennesima penalizzazione verso il settore. Singolare e purtroppo ripetitivo questo atteggiamento passivo. E lo dico soprattutto nelle vesti di presidente della Uiga, l'Unione italiana dei giornalisti automotive, che continua a premere con forza e altrettanta difficoltà (non lo trovate strano?) per una maggiore trasparenza quando si parla di mobilità e a invitare le case automobilistiche di informare meglio l'opinione pubblica sui progressi compiuti dal settore. Significa parlare di più con la gente, affrontare "de visu" le Istituzioni, mettere con le spalle al muro - dati alla mano - i tanti denigratori. Se non ci sarà una svolta, le cose rimarranno tali e quali. Se non si punta a rialzare la testa al più presto, l'auto sarà sempre e comunque il capro espiatorio, la riserva di caccia a uso indiscriminato delle forze politiche e degli pseudoambientalisti. Senza i 67 miliardi di entrate fiscali che l'automobile assicura ogni anno al Paese sarebbero dolori. Il settore, quindi, merita più rispetto. Svegliarsi, dunque.”

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