Bertone: Fiat sospende l'investimento da 600 milioni

Fiom-Fiat

Tutto è riconducibile al nuovo contratto di lavoro, all’esportazione del “metodo Mirafiori” che provocò tanti fastidi e discussioni prima della definitiva messa in atto. Ieri, martedì 22 marzo, si è ripetuto il copione, con Fiat intenta a precisare che “allo stato attuale non sussistono le condizioni per l'avvio degli investimenti previsti dal piano”. Il Lingotto ha dunque congelato i 600 milioni di euro destinati all’ex stabilimento Bertone di Grugliasco (oggi denominato Officine Automobilistiche Grugliasco), ponendo come unico vincolo l’approvazione del contratto osteggiata dai vertici Fiom ma caldeggiata dalle restanti firme sindacali, favorevoli a soddisfare le richieste della controparte in quanto “l’investimento è un’occasione da non perdere”.

"Nel corso della riunione - scrive il Lingotto - l'azienda ha preso atto che Fim, Uilm e Fismic condividono il piano per la ripresa dell'attività ed il rilancio delle officine automobilistiche Grugliasco presentato il 15 febbraio scorso ed ha riscontrato l'interesse delle stesse ad applicare anche a Officine Automobilistiche Grugliasco il contratto collettivo specifico di primo livello concordato per Mirafiori. L'azienda - si legge ancora nel comunicato - ha illustrato, durante l'incontro, come le posizioni della Fiom non consentano di creare le condizioni necessarie per realizzare gli obiettivi del piano e non risultano pertanto accettabili". Dal canto suo Vittorio De Martino, capo delegazione Fiom, ha precisato che “il tempo ci sarebbe per continuare la discussione che resta però molto difficile: Fiat non capisce dopo settimane di discussioni che Bertone è un caso specifico, che ha sempre rispettato gli accordi, che è in amministrazione controllata e che quindi Fiat deve dare garanzie occupazionali".

Secondo De Martino non sarebbe dunque possibile replicare l’accordo già introdotto a Pomigliano e Mirafiori. “Fiat non ha capito il senso del documento presentatole dalle rsu (Rappresentanze Sindacali Unitarie, nda), cioè che c'è una specificità della ex Bertone che va rispettata", conclude il sindacalista. Di parere opposto il collega Claudio Chiarle, leader della Fim Torino, che rivendica l’obbligatorietà dell’accordo perché altrimenti rischia di “mandare a monte un investimento di 600 milioni di euro. E quindi il problema non è solo dei 1.100 Lavoratori circa delle officine, ma è un problema di tutto il territorio, indotto compreso".

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