Lancia: a rischio la sopravvivenza del marchio?

Marchionne afferma: "Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea Y". Un ridimensionamento drastico che fa sorgere una domanda: quanto può durare il brand con questi presupposti?

Lancia Ypsilon S MomoDesign

Dopo il completamento dell’acquisizione di Chrysler da parte di Fiat, si va delineando con maggiore certezza il destino dei marchi del riconsolidato gruppo italo-americano, ed in particolare di quelli italiani. Le dichiarazioni rilasciate da Marchionne sulle pagine de la Repubblica sono state molto chiare a riguardo: in agenda c’è il rilancio dell’auto “nostrana”, in special modo di Alfa Romeo, e degli stabilimenti sparsi su tutto lo stivale. Marchionne ha altresì anticipato la volontà di Fiat di riposizionarsi all’interno del mercato di massa: "Fiat andrà nella parte alta del mass market, con le famiglie Panda e Cinquecento, e uscirà dal segmento basso e intermedio” – ha spiegato l’ad italo-canadese. Acceleratore “a tavoletta” anche su Maserati che presto vanterà in gamma una inedita SUV ed un nuovo modello, su cui Marchionne non si è voluto sbilanciare.

In questo promettente quadro di riqualificazione e valorizzazione di Fiat Group non sembra però essere incluso il marchio Lancia. Secondo quanto specificato da Marchionne, “Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea Y”. Quindi dopo il ritiro dall’Europa, il prestigioso brand sarà rappresentato esclusivamente da un modello di segmento B. L’esperimento di (grezza) conversione dei prodotti Chrysler sotto la denominazione di Thema e Flavia (la Voyager è rimasta tale) è stato fallimentare, sia in termini di vendite che di immagine; tanto da suggerire un drastico cambio di rotta, saggio quanto necessario. In altri termini, nonostante i parecchi rumors degli ultimi tempi circa l’arrivo di una berlina Lancia realizzata sulla base della nuova 200 (appena svelata), non ci saranno nuovi modelli derivati da prodotti Chrysler. Perlomeno secondo quanto espresso da Marchionne. Così come non vedremo mai una nuova Delta, una nuova Flavia, una Fulvia... chi sognava il ritorno di Lancia “vere”, può anche mettersi l’anima in pace.

Ricapitolando, Lancia diventerebbe un brand “mono-modello”, per giunta confinato al solo mercato italiano, parecchio claudicante nell’anno appena concluso e senza grosse prospettive di ripresa nel futuro a breve e medio termine. La domanda sorge spontanea: quanto può durare Lancia con questi presupposti? A ben guardare, la Ypsilon è stata venduta nel corso del 2013 in 46.527 esemplari, confermandosi come la terza auto di maggior successo in Italia, facendo meglio addirittura della Fiat 500, “ferma” a 42.314 unità. Senza contare le Chrysler Ypsilon in vendita sui mercati anglosassoni e nipponico: tutte prodotte nello stabilimento Fiat di Tychy, Polonia.

Bastano queste cifre a giustificare l’esistenza (ed i costi) di un brand regionale? Inoltre la volontà di ricollocare verso l’alto le famiglie 500 e Panda, porta queste ultime in rotta di collisione con la stessa Ypsilon, la piccola più “up-market” del gruppo: quanto è elevato il rischio di cannibalizzazione in futuro? Spiace inoltre che non ci sia, almeno per ora, la ben che minima volontà di rilanciare Lancia, dotandola di una gamma di prodotti con personalità propria e rivolti ad una clientela specifica. Al contempo però appare evidente lo scarso appeal del marchio sui mercati stranieri (specie quelli di oltremanica) e, probabilmente, per il gruppo Fiat-Chrysler risulta più sicuro riaffacciarsi nei segmenti premium col solo brand Alfa Romeo. Ne sapremo di più fra qualche ora, dopo la conferenza stampa di Marchionne al NAIAS 2014.

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