Fiat: bloccato l'accordo per Mirafiori

Fiat Mirafiori

L'accordo per il rilancio dello stabilimento Fiat di Mirafiori è per il momento saltato. Le firme sindacali Fiom, Fim ed Uil si sono riservate una decisione, dal momento che il gruppo Fiat ha proposto il modello Pomigliano, senza riferimenti all'accordo Nazionale e quindi, secondo i sindacati, senza adeguate garanzie per i lavoratori. Fiat si è limitata a dichiarare che "non esistono le condizioni per raggiungere una intesa sul piano di rilancio dello stabilimento”, mentre i sindacati hanno chiesto tempo per valutare le posizioni con i lavoratori: solo pochi giorni fa Sergio Marchionne aveva annunciato investimenti per 1 miliardo di Euro per la produzione di SUV del marchio Jeep ed Alfa Romeo, destinate anche ai mercati d'esportazione, con volumi di circa 280.000 esemplari annui a partire dalla seconda metà del 2012.

A calmare gli animi ci pensano le dichiarazioni di Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm "Nel corso di ogni trattativa esistono alti e bassi. Nel caso di Mirafiori, poco fa, si è verificata un’interruzione che rientra nella natura fisiologica di una vertenza. Quindi, si tratta di un momento delicato, ma niente di più. Noi crediamo fermamente all’impegno che ci siamo presi per condividere la responsabilità dell’attuazione sul territorio nazionale del piano "Fabbrica Italia" . Noi restiamo al tavolo e invitiamo la Fiat a fare altrettanto". Gli fa eco Eros Panicali, della Uilm “Non abbiamo interrotto la trattativa, abbiamo chiesto alcuni giorni per fare una valutazione complessiva con i lavoratori e la risposta dell’Azienda, che non ci è piaciuta, è stata la presa d’atto che non ci sono le condizioni per fare l’investimento. Questo noi lo riteniamo inaccettabile”.

Più dure le richiarazioni di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil: "Si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neocorporativo. Il Contratto nazionale senza deroghe, quello del 2008, è l’unico che può permettere di affrontare le nuove esigenze produttive, senza peggiorare le condizioni di chi lavora. A questo punto è necessario coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici e farli decidere sulle loro condizioni. Per questo proponiamo che, a partire da lunedì, siano convocate le assemblee."

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