Lotus: Dany Bahar illustra i piani per la produzione dei sei nuovi modelli

Lotus Elise, Esprit, Elan, Eterne ed Elite - Salone di Parigi 2010 Live

Ok, al Salone di Parigi hanno sconvolto tutti portando la bellezza di sei novità in première mondiale. Ma tra il dire e il fare, c'è di mezzo il mare, recita il vecchio adagio: riuscirà Lotus a mantenere la parola data, a portare nella produzione in serie -e dunque sul mercato- tutto il "ben di Dio" messo in mostra nella capitale francese? Dany Bahar, numero uno della casa è convinto di sì.

Il manager ha rilasciato un'intervista-fiume alla rivista britannica Autocar, rivelando tutto (o quasi) sul cammino di City Car, Elise, Eterne, Esprit, Elan e della coupé-cabriolet Elite verso la produzione. Un percorso ambizioso ma difficile, la cui fattibilità non ha mancato di suscitare (tanto) scetticismo in giro per il mondo dell'auto.

"I modelli prodotti da Lotus negli ultimi tempi non bastavano a rendere giustizia alla grande eredità del marchio. Ora vogliamo che le nuove Lotus siano all'altezza del nome che portano. Con i nostri nuovi piani abbiamo la possibilità di cambiare letteralmente tutto, ed è esattamente quello che faremo".

Lotus Elise, Esprit, Elan, Eterne ed Elite - Salone di Parigi 2010 Live
Lotus Elise, Esprit, Elan, Eterne ed Elite - Salone di Parigi 2010 Live
Lotus Elise, Esprit, Elan, Eterne ed Elite - Salone di Parigi 2010 Live
Lotus Elise, Esprit, Elan, Eterne ed Elite - Salone di Parigi 2010 Live

In risposta ai tanti dubbi sorti intorno a questa faraonica operazione di rilancio di Lotus, Bahar ha dichiarato: "gli investimenti per produrre i modelli che abbiamo presentato sono stati confermati. I nostri azionisti hanno perso molto denaro nel corso degli ultimi 14 anni e volevano cambiare lo stato delle cose. Avevano due scelte, vendere Lotus o sfruttarla al massimo delle sue possibilità. Hanno preso la seconda strada".

In merito alla credibilità e alla solidità di Proton (il costruttore malese proprietario di Lotus), Bahar ha sottolineato i legami dell'azienda con il governo di Kuala Lumpur e con il colosso Petronas: "Sono forti e hanno un piano molto aggressivo di crescita, che li porterà a produrre 1.000.000 di auto l'anno dalle attuali 350.000 nel giro di cinque anni. E oltre a ciò è piacevole lavorare con loro".

"In Proton lavorano 1000 ingegneri, e noi stiamo già approfittando del loro know-how. La nostra è una grande partnership" ha osservato il timoniere di Hethel. Che da buon capitano divide equamente meriti e responsabilità con la squadra: "Ho avuto bisogno di consulenze, non sono un car guy. Ho chiesto consiglio a persone fidate, abbiamo fatto molte ricerche e devo dire che è molto bello, sapere che ci sono persone che credono nel progetto con la mia stessa convinzione".

Bahar ha poi avuto modo di dire la sua sulla reazione negativa del governo inglese alla richiesta di un prestito che sarebbe servito a Lotus ad ampliare le proprie sedi produttive. "Con il prestito potremmo creare 1200 nuovi posti di lavoro", ha sottolineato il manager.

Il quale ha inoltre annunciato che l'outsourcing diventerà un criterio sempre più centrale nel processo di produzione: "Affideremo a terzi tutto ciò che non sono strettamente le nostre specialità, come tutti i costruttori fanno oggi, e con un simile approccio otterremo anche una qualità superiore dei prodotti. Non proveremo a improvvisarci esperti nel trattamento della pelle per le sellerie. Troveremo qualcuno che lo sia già".

E le gare? "Il DNA stesso di Lotus si basa sulle corse. Perché dovremmo disperdere questa preziosa eredità quando l'autenticità del brand viene proprio da lì?"

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