Fiat 500 S: “La pubblicità è sessista!” ed ecco una petizione contro lo spot

Donne e motori gioie e dolori, recita un vecchio adagio. In questo caso i…dolori sarebbero per la campagna pubblicitaria della casa del Lingotto, accusata di essere sessista, stereotipata e svilente per la donna.



Ammettiamolo: quante volte abbiamo visto la classica associazione Pin up-automobile negli spot, nelle pubblicità o più semplicemente nei film? Un abbinamento che si è evoluto nel corso degli anni in relazione anche all’evoluzione socio-culturale. Negli anni ’60 le Pin Up erano solite farsi ritrarre sedute sul cofano di una macchina. Per noi ragazzi cresciuti negli anni ’80, l’accostamento tra donne e motori era rappresentato in maniera scanzonatae sagace da Daisy Duke con il Generale Lee nel telefilm Hazzard, tanto per citare un esempio.

Chiaro, l’immagine stereotipata della donna nei vari mass media non deve svilire il suo ruolo sociale, ne mancarne di rispetto, questo è indubbio. Per questo, oltre al più semplice buongusto, esistono degli organi appositi di vigilanza mediatica in Italia come, ad esempio, l’Istituto dell’Autodisciplina della Pubblicità, con il suo Giurì.

Veniamo al nocciolo della questione. Da qualche mese gira in televisione uno spot pubblicitario riguardante la Fiat 500 S. La reclame mostra un giovane ragazzo, caffè in mano che, passeggiando, rimane letteralmente ammaliato da una ragazza. La gentil donzella, di contro, prima lo schiaffeggia, poi lo seduce. Il nostro giovane protagonista, oramai completamente ammaliato, si rende conto che la ragazza altri non è che la nuova Fiat 500 S.

Uno spot controverso che ha portato a numerose segnalazioni verso l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria da parte di numerosi cittadini, capitanati dalla signora Anna Maria Arlotta, fondatrice anche di un gruppo su facebook chiamato “La pubblicità sessista offende tutti“. Una situazione risoltasi con un vero e proprio paradosso. Se da un lato il Comitato di Controllo dell’ Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria ha giudicato la réclame lesiva della dignità della donna,“posta sullo stesso piano dell’automobile come desiderio dell’uomo, sfociando in una commistione tra donna e prodotto che condurrebbe alla mercificazione della persona.”, dall’altro lato, il Giurì, con giudizio finale non ha ritenuto questa pubblicità sanzionabile, perchè lo spot mostrerebbe “una donna di personalità forte e indipendente” e perchè, anche se “la metafora donna-macchina esiste senz’altro” l’automobile viene “innalzata a donna”. Per il Giurì quindi, lo spot sarebbe “ironico, allegro e con script innovativo“.

Secondo la signora Arlotta, tutta la questione sarebbe un controsenso. All’interno della sua petizione viene denunciato che “quale che sia la personalità che il pubblicitario sceglie di dare alla figura femminile, se la usa per creare una metafora con l’automobile compie un’operazione svilente. Ma poi che personalità avrebbe una donna che sul collo ha tatuato il logo dell’Abarth, come la marchiatura di un animale, e veste degli stessi colori della carrozzeria? In questo spot non c’è nessuna donna, esistono solo una carrozzeria d’auto e una figura femminile sessualizzata interscambiabili. Tutte le note caratteriali espresse dalla modella non sono ascrivibili a una donna soggetto, ma a un modello di automobile!” riporta la sua petizione che continua così: “Non c’è nulla di innovativo in questa réclame, c’è al contrario il solito vecchio sessismo, e il trattamento della figura femminile mette solo tristezza!“. La signora Arlotta chiude la sua petizione con delle richieste specifiche: “Chiedo alla Fiat di ritirare immediatamente lo spot e allo Iap (Istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria ndr) che tenga conto della diversa sensibilità emersa in materia di pubblicità sessista, allineandosi in questo modo agli organismi di disciplina pubblicitaria della maggioranza dei Paesi europei.

Sessista o meno, svilente o meno, evidentemente secondo la casa del Lingotto vige il motto coniato da Oscar Wilde ” Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”, considerando come questo spot della Fiat 500 S – intitolato negli Stati Uniti “Seduction” – sia stato mandato in onda in occasione del XLVI Superbowl.


Fiat 500S
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