Negli Stati Uniti tornano ad aumentare i decessi sulle strade. Ma il vero problema è l’inquinamento…

Le vittime in seguito ad incidenti stradali sono aumentate lo scorso anno del 5.3%. La vera piaga sociale è tuttavia rappresentata dall’inquinamento atmosferico, reso ancora più sostenuto proprio dalle automobili.

I ricercatori dell’ente per la sicurezza nazionale statunitense (NHTSA) hanno descritto il 2012 quale sorta di annus horribilis. Un report diffuso a maggio 2013 testimonia infatti che i decessi provocati da incidenti stradali sono aumentati del 5.3%, percentuale in crescita dopo almeno 7 anni di flessione: lo scorso anno 34.080 automobilisti sono rimasti vittima di incidenti stradali, contro i 32.367 del 2011, i 32.999 del 2010 ed i 33.883 del 2009. E’ inoltre aumentato il rapporto fra decessi e miglia percorse, tornando ai valori del 2009 (1.16 decessi ogni 100 milioni di miglia).

Ancor più preoccupante è lo studio elaborato da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, secondo cui le emissioni inquinanti prodotte da automobili hanno contribuito a determinare la morte prematura di 53.000 cittadini statunitensi nel solo 2005. La responsabilità di questo vero e proprio dramma sociale va attribuita al particolato. Le automobili producono infatti il 7% delle emissioni rilevate negli Stati Uniti, ma questo 7% è concentrato nelle zone a maggior densità abitativa e si rivela quindi nocivo per un ampio spicchio di persone.

Questa ricerca è sicuramente destinata a creare un vivace dibattito, specie considerando le recenti indiscrezioni riportate da AutomotiveNews. I burocrati tedeschi avrebbero esercitato pressioni nel tentativo di suggerire ai vertici dell’Unione Europea un adeguamento dei limiti sulle emissioni inquinanti: ciascuna azienda avrebbe infatti dovuto tagliare il livello medio di CO2 dagli attuali 130 g/km ai 95 g/km del 2020.

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