Ritardo Alfa Romeo negli Stati Uniti: è davvero come dicono?

Il ritardo di sei mesi dell'Alfa Romeo 4C: tanto rumore per nulla. L'insofferenza degli americani nasconde un grande amore.

Alfa Romeo 4C Test

"La Fiat rinvia al 2014 il ritorno dell’Alfa Romeo negli Stati Uniti": così abbiamo letto nei giorni scorsi un po' dappertutto. Sergio Marchionne, assente a Francoforte, in pieno contrasto con la Corte Costituzionale e con la Corte di Cassazione italiane, e soprattutto alle prese con la complessa contesa con la Veba per completare la definitiva acquisizione dell’azienda americana, è perciò di nuovo sul “banco degli imputati” per aver sbagliato di sei mesi le previsioni di lancio dell’Alfa 4C negli USA. Ma come stanno davvero le cose?

Uscita trionfalmente dal salone di Francoforte e dal debutto stradale sulla pista di Balocco giusto una settimana fa, l’Alfa Romeo 4C paga subito il prezzo del successo e della celebrità. Non certo per la tecnica o per le sue caratteristiche generali definite con parere unanime "al di sopra di ogni critica" e "l’auto più interessanti dell’anno", quanto per non essere subito in grado di appagare un desiderio represso troppo a lungo.

Il motivo sta proprio in quella scocca in carbonio che rappresenta l’eccellenza della 4C, e che ha permesso di ispirare il nome proprio ai 4 kg di peso per cavallo vapore. Ebbene, il telaio è realizzata in un nuovo impianto dedicato all’Alfa dalla ADLER di Airola (Benevento) inaugurato nel marzo scorso. Un impianto sofisticato per un prodotto non meno sofisticato i cui tempi di efficienza definitiva non possono essere stimati con micrometrica precisione e che al tempo stesso richiedono una messa a punto perfetta.

Mai come in questi casi, dunque, la tempistica può subire inevitabili variazioni come accadde, esempio illustre, alla Volkswagen Golf IV il cui avvio reale slittò quasi di un anno. E proprio in questi casi anche le spiegazioni tecniche più logiche non vengono accettate da fan molto ansiosi. Tanto che la stessa Fiat non ne ha fatto cenno limitandosi a ricordare che: "La 4C è ora regolarmente in produzione presso la Maserati. Che a ritmo pieno la cadenza sarà di 14 unità al giorno, pari a 3.500 l’anno. Per ora. Le prime consegne in Europa inizieranno quindi nel prossimo mese di ottobre rispetto al programmato mese di aprile. Di conseguenza lo stesso ritardo si trasferirà sulle date del mercato USA, da fine 2013 al secondo trimestre 2014.

La Fiat quindi non "intende" rinviare, come hanno scritto alcuni giornali ma, anche se non lo dichiara, ha dovuto semplicemente differire i tempi per cause tecniche di forza maggiore, sostanzialmente normali nella produzione automobilistica di modelli del tutto innovativi.

A mio parere, una diversa gestione delle notizie sullo sviluppo della 4C avrebbe non solo evitato inutili polemiche ma, al contrario, avrebbe potuto perfino migliorare l’immagine finale dell’operazione com’è avvenuto per il raddrizzamento della Concordia. Ma questo non è nello stile della Fiat e ancor meno in quello di Marchionne.

Detto questo, personalmente sono convinto che proprio l’estrema insofferenza americana a fronte di sei mesi di maggiore attesa rispetto a quanto Marchionne aveva promesso a Detroit nel gennaio scorso ("Di certo l’Alfa tornerà in America con la 4C entro la fine del 2013") rappresenta il miglior simbolo di quanto il brand del Biscione sia vivo nella mente degli automobilisti d’oltreoceano. Il che vuol dire, in definitiva, il massimo valore possibile su cui fissare le prospettive di vero rilancio di un marchio che molti costruttori vorrebbero possedere per quante “disgrazie” e abbandoni abbia subito nella sua lunga e incancellabile storia.

Perfino più di quanto lo stesso Marchionne abbia voluto accettare fino a poco fa nella elaborazione delle sue strategie industriali. Se tutto andrà per il verso giusto la 4C sembra già destinata, fatte le debite proporzioni, a provocare sui mercati internazionali le stesse reazioni della Ferrari ma senza avere quei limiti fisiologici di produzione che Montezemolo ha sottolineato una volta di più anche di recente a Francoforte. E di qui alla possibilità di una vera nuova vita per l’Alfa Romeo tra i brand premium, il passo potrebbe essere meno improbabile di prima. Molto dipenderà da quel che si nasconde dietro il "top secret" dei programmi e delle intenzioni annunciate. Compresa l’ultima affermazione dell’ad di Fiat in base alla quale le Alfa "non si produrranno mai all’estero" senza neppure citare l’accordo firmato con la Mazda per la futura spider erede della Duetto da produrre in Giappone sul pianale della nuova MX5.

Per questo non credo che i sei mesi di ritardo, al centro della polemica partita martedi scorso da un flash dell’agenzia americana Bloomberg, siano particolarmente rilevanti malgrado alcuni taglienti commenti dei lettori di “Automotive News” come: "Nessuno di quelli che hanno letto questa notizia saranno ancora vivi quando l’Alfa tornerà davvero negli USA. E’ una enorme illusione", bilanciata tuttavia da un altro commento di segno opposto "Per questo Sergio e ciò che egli fa sono il meglio, perché lui non ha paura di niente".

Come i lettori avranno capito dai miei scritti precedenti, non faccio parte della schiera dei fan di Marchionne, sempre plaudenti qualunque cosa faccia questo manager. Intollerante, spesso autoritario manipolatore delle notizie che lui stesso offre al mondo, ma chiamato al tempo stesso a risolvere una specie di “missione impossibile” come quella della Fiat che dieci anni fa molti, forse, non avrebbero neppure accettato.

I fatti vanno esaminati con obiettività e per ciò che si è visto (e provato) fino ad oggi, questa Alfa 4C, una vera supercar da meno di 60.000 euro, sembra una delle poche buone notizie di un anno non proprio felice.

P.S. Ultimo ma non meno importante, un invito a leggere quanto abbiamo scritto fin'ora proprio sull'Alfa Romeo 4C.

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