Chrysler: sopravvivenza a rischio senza un drastico cambio di rotta

Chrysler Voyager Walter P. Chrysler Signature Series - salone di Detroit

Secondo un analista USA, a Chrysler potrebbe non bastare la "cura Fiat" per sopravvivere. Mentre una parte degli osservatori ha apprezzato i provvedimenti presi da Sergio Marchionne per tagliare i costi, e soprattutto il piano strategico quinquennale presentato nei mesi scorsi, non mancano le voci discordanti.

Una di esse è quella di Max Warburton, analista di Bernstein Research. Stando alle sue recentissime affermazioni, contenute in un report per gli azionisti Fiat e rilanciate da Automotive News, "si rimane scettici sulla sopravvivenza di Chrysler, nonostante tutti gli sforzi di Marchionne".

Warburton e Bernstein Research rimangono dunque dubbiosi sul futuro di Auburn Hills, nonostante i profitti che -un po' a sorpresa- la casa americana ha mancato per poco già nel primo trimestre 2010. Warburton stesso ha infatti anticipato che presto Marchionne dovrebbe annunciare l'inaspettato break-even per il mese di marzo, nonostante le vendite non esaltanti.

Chrysler Voyager Walter P. Chrysler Signature Series - salone di Detroit
Chrysler Voyager Walter P. Chrysler Signature Series - salone di Detroit
Chrysler Voyager Walter P. Chrysler Signature Series - salone di Detroit
Chrysler Voyager Walter P. Chrysler Signature Series - salone di Detroit

Insomma, queste piccole vittorie non sono indicative, secondo l'osservatore: Chrysler ha ancora una gamma troppo ridotta, le sinergie con Fiat non hanno tuttora raggiunto l'effettiva operatività e la casa americana deve accelerare lo sviluppo dei prossimi prodotti.

Warburton ha dunque espresso la sua sfiducia sulle previsioni commerciali di Marchionne: il numero uno di Torino vuole riportare Chrysler al 14% del mercato USA entro il 2014. La quota in questione non viene però raggiunta dal 2000: oggi la casa è sotto il 10%.

La voce di Bernstein Research ha infine abbozzato una sua proposta per garantire un futuro alla casa americana: "ridurre drasticamente il gruppo chiudendo Chrysler e Dodge e mantenendo solamente Jeep, Ram e le fabbriche USA, come testa di ponte produttiva per i modelli del Gruppo Fiat" che sbarcheranno oltreoceano.

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