K-Way Motus: da Torino al Michigan in nome della mobilità alternativa

K-Way Motus - immagini ufficiali

“Dobbiamo accapigliarci con le parole”. “E’ una cosa strana”. “Nasce da un’idea diversa”. Riconosciamo la difficoltà nel parlarne con termini appropriati, districando la matassa di virtù ed innovazioni. La K-Way Motus, del resto, è una vettura a cui non si può ricondurre alcun sinonimo, troppo innovativa per essere catalogata in segmenti preconfezionati. Una motocicletta, ad esempio, non ha il volante, così come un’auto non ha tre ruote. Tuttavia alle moto strappa la capacità di sgusciare nel traffico - è larga circa un metro - e la disposizione in linea dei due sedili, mentre la cellula di sicurezza ed il sistema ibrido sono attributi da automobile tradizionale.

Cos’è, quindi, la Motus? È un progetto germogliato fra le aule del Politecnico di Torino per iniziativa dell’ingegner Stefano Carabelli, e sostenuto da Franco Boglione - presidente di BasicNet, azienda proprietaria dei marchi K-Way, Kappa e Superga - con la partecipazione di Fabrizio Giugiaro. A quattro anni dai primi bozzetti, la vettura è stata presentata nel suo aspetto definitivo durante un’uggiosa mattinata torinese. E’ pronta. Non ancora per il processo di commercializzazione, ma per essere spedita nel Michigan dove parteciperà al Progressive Automotive X Prize, gara di consumo in cui sarà opposta ad altri 53 veicoli.

Veicoli, tutti, che dovranno dribblare una serie di vincoli regolamentari per guadagnarsi l’ammissione. A partire dal consumo minimo richiesto - non superiore a 100 miglia con un gallone di benzina (oltre 43 chilometri/litro) -, passando fra alcuni paletti di natura tecnica: il risultato dei crash test in favore della sicurezza attiva e passiva è requisito fondamentale, come la possibilità di essere prodotti in almeno 10mila esemplari annui e la garanzia di stabilità in qualunque condizione di marcia.

K-Way Motus - immagini ufficiali
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“Il nostro obbiettivo? Creare un prodotto nuovo a partire da alcuni fondamentali tecnici”, racconta Carabelli. “Il Bmw C1, ad esempio, tentò di introdurre la sicurezza fra le due ruote; azzardo doveroso. Il Piaggio MP3 ha aggiunto la terza ruota agli scooter. La Smart, invece, ha ridotto le dimensioni delle automobili”. Traendo le dovute ispirazioni da queste particolarissime muse, l’ingegnere ha sviluppato un PCV (Personal Commuting Vehicle) strutturato attorno ad una cellula di sicurezza che protegge i due occupanti da impatti frontali, laterali e ribaltamenti secondo gli standard riassunti dalle stelle NCAP. La K-Way Motus può essere così guidata senza casco e con il possesso della sola patente B.

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Ci si potrà anche divertire? Senza averla ancora provata sarebbe affrettato giudicare, ma il suo raffinato schema tecnico lascia aperto ben più di uno spiraglio. La geometria delle sospensioni, con i suoi particolari leveraggi, permette al corpo vettura di inclinarsi fino a 45°, mentre la trazione integrale nasce dalla simbiosi fra il propulsore termico - 850cc, disposto lungo il forcellone - e le due unità elettriche annegate nelle ruote anteriori ed alimentate da batterie al nichel. La K-Way Motus può correre fino ad una velocità massima di 150 km/h, mentre l’accelerazione da fermo è più consistente rispetto ad uno scooter nonostante il peso superiore alla mezza tonnellata.

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Diventa così più indicativo analizzare i consumi. O rivelarne l’assenza, a partire dai 25 chilometri in cui la Motus può marciare in modalità elettrica. Quando, invece, il motore a scoppio lavora in simbiosi con le batterie, si registra un consumo poco superiore ai due litri per cento chilometri. Merito del sistema ibrido, fuor di dubbio, ma non risulta indifferente il contributo fornito da Giugiaro nel disegnare “non una carrozzeria, ma un vestito in tela” che permette di ridurre la sezione frontale e migliorare di conseguenza la resistenza all’aria. Il designer ha realizzato un aderente tubino in materiale tecnico ad alta resistenza, puntato al telaio tubolare con l’unico vezzo rappresentato dalla simil-cerniera ascendente.

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Presidente, perché ha osato tanto? “Non so nemmeno per quante volte ho già risposto a questa domanda”, incassa Boglione. “La curiosità per una nuova sfida imprenditoriale mi ha trasmesso nuove motivazioni. E poi, più semplicemente, sono affascinato dal progetto, da una vettura che non è un’auto e nemmeno una moto. Come il K-Way, a metà fra ombrello ed impermeabile”. La Motus verrà prodotta? “Aspettiamo di tornare dalla X Prize per trarre le opportune conclusioni. Però l’intenzione non manca. Ho già ricevuto la disponibilità da Fabrizio (Giugiaro, nda) per pianificare l’industrializzazione”. Avrà quindi pensato ad un posizionamento di mercato… “Ancora non posso svelare i dettagli, però il prezzo sarà influenzato dalla produzione: più riusciremo a costruirne, meno costerà”. Un pronostico per la X Prize? “Andiamo lì per vincere”. Buona fortuna. E non solo per la gara.

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