E dopo la CO2 il tarocco dei consumi continua

Non solo emissioni CO2 nell'accordo bloccato a Bruxelles da Angela Merkel: c'era anche la revisione dei sistemi di calcolo sui consumi. Uno scandalo tutto tedesco che indigna l'Europa e il mondo, ma non l'Italia.

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:22:"Il tarocco dei consumi";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:2892:"
Consumi ed emissioni nocive delle automobili europee. Il un classico “tormentone” per tutti gli organi di informazione con il dubbio fondato che ormai nessuno abbia più voglia di seguirne le vicende e le relative contraddizioni che ne derivano.

Nel primo caso, in particolare, la spinosa questione torna alla ribalta quotidianamente con i continui quanto insostenibili aumenti delle tasse sui carburanti. Basterebbe questo a tenere vivo l’interesse del pubblico, quanto meno intorno ai dati reali dei consumi delle nuove auto che qualcuno accetta ancora di comprare, attratto magari dai presunti risparmi, a volte reali a volte meno, consentiti dalle nuove tecnologie motoristiche e più in generale dell’intero corpo vettura dei nuovi modelli.

La nuova formula del downsizing, auto e motori più piccoli e tuttavia ugualmente soddisfacenti sotto il profilo delle prestazioni, ha fatto già molta strada con un discreto successo. Con il vantaggio ulteriore, per chi è sensibile a un problema come quello dell’inquinamento, di una consistente riduzione delle emissioni nocive secondo i programmi concordati a Bruxelles in seno alla UE.

Il guaio è che proprio quei dati fondamentali, in entrambi i casi siano non solo discutibili ma sono al centro della ormai nota “guerra di Bruxelles” di cui vi ho dato conto la settimana scorsa con la puntuale cronaca quasi ora per ora del "blitzkrieg" di Angela Merkel sul Parlamento Europeo. Di qui il rinvio e quindi blocco di fatto del “compromesso” raggiunto in cinque anni di lavori fra i 27 Paesi della UE in relazione al programma di riduzioni della Co2 per il 2020 e 2025.

E’ stato un “caso” davvero scabroso senza precedenti, criticato da ogni parte in tutto il mondo anche a causa delle pressioni lobbistiche ricevute dalla stessa Merkel da parte dei nomi più blasonati e sostenitori dell’auto verde come Mercedes, Bmw e Audi. Fra i critici anche un grande costruttore generalista come Ford Europa per volontà diretta del presidente Stephen Odell, che non ha esitato a segnalare il danno che deriverà dal dover riformulare le prossime tappe. Opinioni di un costruttore generalista che ha ampiamente dimostrato come e meglio di altri volontà e capacità di procedere sulla via della riduzione dei consumi e quindi della CO2 con i suoi premiatissimi motori EcoBoost, primo fra tutti il celebre 3 cilindri di 999 cc utilizzabile in una larga scala di modelli, dalla Fiesta alla futura Mondeo.

";i:2;s:3875:"

Il tarocco dei consumi


Ma non c’era in ballo solo la riduzione delle emissioni. All’ordine del giorno era prevista anche la necessaria revisione dei metodi di controllo dei consumi reali o meglio quello che oggi potremmo definire “Il tarocco dei consumi” per dirla con “Il fatto quotidiano” che poco tempo fa ha dedicato al tema la prima pagina e una documentata inchiesta.

Non è una storia nuova ed è strettamente legata a quella della CO2 e dello stop al programma europeo. Non solo perché la quantità di emissioni nocive dipende direttamente dalla quantità di carburante bruciato, ma anche perché i costruttori riescono a utilizzare e ad aggirare “legittimamente” i cicli di controllo e quindi di omologazione. In sostanza, come molti sanno e hanno potuto verificare a proprie spese, i bassi consumi dichiarati e reclamizzati dalle Case sono del tutto fuori e lontani da quelli effettivi ben più alti.

Come dicevo, anche questo aspetto non irrilevante nei confronti dei consumatori, faceva parte del “compromesso” di Bruxelles che prevedeva un netto aggiornamento di metodi e cicli di prove per identificare consumi ed emissioni delle automobili europee in modo più realistico di quanto non avvenga oggi. Per quanto del tutto teorici, i consumi di tre, quattro o cinque litri per 100 km sono diventati ormai uno di maggiori argomenti pubblicitari per i costruttori che, naturalmente, non sono disposti a rinunciarvi cercando almeno di allontanare il più possibile le scadenze più restrittive.

Fra l’altro stupisce, ma non troppo, che le numerose organizzazioni dedite alla “difesa del consumatore” non abbiano mai sollevato alcuna obiezione in merito. Lo hanno fatto invece, un buon gruppo di istituti tecnici non coinvolti in alcun interesse specifico, come l’ICCT (Intermational council on clean transportation) la cui relazione è facilmente reperibile sul loro sito. E’ solo uno dei tanti organismi tecnici che ha dimostrato in modo inconfutabile ciò che sapevamo (o fingevamo di non sapere): negli ultimi 10 anni, segnalano concordemente gli studi e i test, la differenza fra consumi dichiarati e consumi reali è passata dal 7-8% al 30-40% con punte estreme fino al 50%.

Questi sono i fatti e i dati che chiunque può verificare a conferma delle proprie esperienze personali. Esperienze che si realizzano, naturalmente, solo dopo aver acquistato la nuova auto nella ingenua illusione di poter ottenere un risparmio che esiste soltanto sui dati reclamizzati, legittimamente, dalle Case. Vorrei segnalare in proposito la formula americana in base alla quale la responsabilità delle dichiarazioni sui consumi ricade direttamente sulla specifica marca, e se si verifica una differenza in più la Casa è tenuta a rimborsare la differenza ai clienti, com’è puntualmente già avvenuto.

Intanto i prezzi dei carburanti sono cresciuti in modo esponenziale come nel post pubblicato qualche giorno fa: 653 euro in più per le auto a gasolio e 554 euro per quelle a benzina nel 2012 rispetto a tre anni fa.

E poi, puntualmente, ogni mese si osserva il progressivo crollo dei mercati. Non sempre l’imbroglio paga, pubblico o privato che sia.";}}