Fiat: quasi pronto il piano di rilancio per gli stabilimenti italiani; la produzione dovrebbe salire del 40%

Dopo che Marchionne ha delineato la strategia americana di Fiat Group, adesso è il momento di pensare a quella da adottare per gli stabilimenti italiani: il Lingotto potrebbe presentare nel giro di 15 giorni un piano di ristrutturazione industriale volto ad aumentare i numeri di produzione italiani. I recenti inviti dei sindacati a fare chiarezza sul futuro degli stabilimenti del gruppo torinese saranno quindi presto soddisfatti; ma rimane un po’ di preoccupazione per le fabbriche del sud.

L’obbiettivo è quello di riequilibrare una situazione, a detta dei vertici Fiat, "non più accettabile" che può essere compresa solo analizzando il rapporto fra dipendenti/auto prodotte in Italia e nei siti stranieri del colosso italiano: alla fine di quest’anno in Polonia, 5800 addetti produrranno 600.000 vetture e in Brasile 8700 ne produrranno 700.000. In Italia nei cinque stabilimenti italiani dell'auto (Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi, Termini Imerese) 21.900 dipendenti produrranno 645.000 vetture (15/20.000 in più del 2008). Numeri che si commentano da soli e a cui Fiat è intenzionata a dare una svolta alzando la produzione ad almeno 850/900.000 unità annue. Un incremento del 40% circa.

Il sito produttivo di Termini Imerese dovrebbe cessare la produzione nel 2011, come già annunciato da Marchionne: la nuova Lancia Ypsilon verrà infatti assemblata in Polonia. Il futuro rimane quindi un grosso punto interrogativo per i 1500 dipendenti dello stabilimento siciliano. Fiat da parte sua auspica un intervento del governo per risolvere al meglio la questione. Ciò sembra cozzare con le parole del ministro Scajola che, qualche giorno fa, assicurava: “La Fiat non chiuderà stabilimenti in Italia". Specie dopo quello che è successo ad Arese.

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Pomigliano darà invece l’avvio alla produzione della Panda (270.000 vetture l’anno). Nello stabilimento campano verrà progressivamente abbandonata la produzione delle Alfa Romeo: è un quasi una certezza infatti che l’erede della 147, la Milano, verrà fabbricata a Cassino, che si affiancherà alle catene produttive di Croma,Bravo e Delta. Più serena la situazione a Melfi dove non ci dovrebbero essere grossi stravolgimenti: continuerà ad essere il principale stabilimento italiano per le utilitarie come la Punto e le sue eredi.

Per quanto riguarda Mirafiori l’unico capo saldo si chiama MiTo. Per l'avvenire ci si aspetta che lo stabilimento torinese , esaurite le produzioni di Multipla, Idea, Musa e Thesis, inizi la produzione del monovolume, codice L1, che succederà le prime 3 auto suddette. La nuova berlina Lancia sarà invece costruita a Gurgliasco nello stabilimento Bertone, neo-acquisito da Fiat, dove arriverebbero anche le produzioni della Chrysler. La partnership col costruttore americano darà vita anche al maxi-monovolume su base Voyager che in Italia andrà a sostituire Ulysse e Phedra ( e che inevitabilmente porterà ad un cambio di accordi con gruppo PSA con cui attualmente sono condivisi pianali e motori di questi due modelli)

Tuttavia i sindacati sono preoccupati per gli stabilimenti meridionali del Lingotto che di fatto, se il piano di rilancio italiano di Fiat fosse questo, sarebbero tagliati fuori a vantaggio degli stabilimenti centro-settentrionali e polacchi. Inoltre alcune misure prese sull’auto elettrica, fanno pensare che Fiat sia più che intenzionata a spostare il suo peso in direzione Stati Uniti: "La scelta dell'America per l'auto elettrica"- si chiede Giorgio Airaudo (Fiom)- "si deve leggere come primo passo verso il trasferimento oltre oceano del baricentro del gruppo?"

Via | Repubblica (Grazie al nostro lettore "mainolfs" per la segnalazione)

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