Alfa Romeo: la nostra prova a Balocco di Mito Turbo GPL, MultiAir e Quadrifoglio Verde


«L’Alfa Romeo MiTo è la prima Alfa del futuro». Un esempio? «Il Quadrifoglio Verde è, nel suo piccolo, un simbolo di ecologia. Ci piace pensarla così, consci dell’impossibilità nel sostenere la sportività egoistica e liberare del passato». E quindi, che Multiair sia.

Sabato mattina, pista prova di Balocco. Alfa Romeo ci ha dato appuntamento qui, in quell’album fotografico – ricordi, passione sudata, voglia di guidare – che è la pista vercellese, locus amoenus in cui vengono collaudati i prototipi e consegnate ai clienti le 8C. In cui la targa Autodelta concilia con un passato da racconto greco, riassunto dalla omonima saletta celebrativa, con i suoi propulsori esposti meta di pellegrinaggi . Oggetto dell’invito, la prova delle nuove motorizzazioni 1.4 Multiair sovralimentate, da 135 e 170 cavalli. Restiamo sull’attenti perché, ci viene detto, vi sarà anche una sorpresa con cui approcciare.

Prima di sedersi al volante, l’usuale briefing introduttivo. Umberto Sibelli, product manager della MiTo, ne elenca numeri e successi di vendita («l’85% degli esemplari venduti è in allestimento top di gamma», «sul mercato italiano, la quota della nostra segmento B è pari al 15.6%»), prima di passare la parola a Maurizio Consalvo, responsabile sviluppo del prodotto Alfa Romeo.









Del suo discorso – parole sincere di un appassionato vero, competente e preparato –, ci colpisce un passaggio. «Anche l’Arna era un’opportunità innovativa, ma sappiamo tutti com’è andata. Dopo questa ed altre delusioni, oggi diamo un significato non marginale al passato: ogni prodotto deve essere ponderato e valutato con cura». Come la Gpl, sorpresa di cui sopra. Consalvo la introduce così: «Tempo fa, decidemmo di lanciare una vettura a Gpl proprio quando un filtro emozionale e contenutistico lo avrebbe presupposto. Bene, con la MiTo ed il suo propulsore 1.4 T-Jet abbiamo ricevuto il via libera».




«Certo, una volta si diceva che mai, un’Alfa, avrebbe ricevuto un propulsore diesel, l’iniezione elettronica o la carrozzeria station wagon; però i tempi cambiano, e con essi il mercato. Nel guidarla, quindi, non partite prevenuti: la Gpl vi stupirà». Tengo a mente queste parole e non so come definirle: una promessa che verrà smentita alla prova dei fatti, un azzardo ripagato od un naturale tassello nel processo di evoluzione della compatta milanese?




Tutti i blogger presenti paiono porsi lo stesso quesito perché, nei primi minuti, la MiTo a gas è presa d’assalto nemmeno fosse una 8C. Saliamo così sulla 1.4 da 135 cavalli, nella prima sessione lungo il percorso “misto Alfa”, noto per le curve identica riproduzione della parabolica e seconda di Lesmo presenti all’autodromo di Monza. Riassumerne la sua personalità in una parola? Diremmo “sfaccettata”. Perché il ritardo del turbo pressoché assente, ed una vivacità mai celata la rendono perfetta sia per la marcia cittadina, tutta on-off, che per lo “scatto d’ira” collinare, quando il manettino settato in Dinamic le dona una personalità da sberle in faccia.




Degno di lode anche l’assetto, supportato dal Q2 elettrico. Rollio e sottosterzo? Non sono avvertibili, nemmeno nelle varianti più lente: le modifiche a sterzo e meccanica apportate alle Multiair cambiano in maniera concreta il comportamento stradale della compatta, portandola ad un livello simile – ma con virtù differenti – rispetto alla Mini.




Due giri e poi si cambia. Eccome se si cambia! La Quadrifoglio Verde è davvero una piacevole dichiarazione d’intenti: la compatta pepata, per essere tale, non deve per forza cantare il “God Save The Queen”. Ed infatti, la 170 cavalli, rispetto alla sorella minore, va davvero molto più forte, con maggior convinzione ed una nonchalance quasi disarmante: l’auto è piatta, reattiva, sanguigna, con una frenata altrettanto prepotente.




Ha malizia da sportiva vera, frizione pesante ed autentica, uno sterzo – nonostante l’assistenza elettrica – preciso e comunicativo. Anche il motore è un bel peperino, ed allunga fino a 6.500 giri mantenendo il tiro ai bassi già lodato per la versione da 135 cavalli. La QV, infine, deve parte del proprio successo all’adozione del nuovo cambio manuale C635 a sei rapporti ed alle sospensioni SDC, capaci di garantire un confort rimarchevole anche su strade sconnesse. Ah, volete sapere il prezzo? Poco più di 21.000 Euro.




«Non partite prevenuti nel guidare la MiTo Gpl». Ma come non esserlo, avendo ancora il sorriso in bocca scesi dalla 170 cavalli? Forse passando all’ottovolante del tracciato “Le Langhe”, budello con cavatappi di californiana memoria, fra saliscendi, curve da terza marcia ed una possibilità d’interpretazione quanto mai libera. Ed invece, decisione unanime, la presenza delle bombole (52 chilogrammi di peso) sull’assale posteriore dona alla vettura una stabilità non preventivata.




Il toroidale, infatti, equilibra i pesi sugli assali donando un comportamento ancor più neutro ed imparziale rispetto alle MiTo tradizionali. Un effetto pratico? Affrontando una curva a velocità garibaldina, la Gpl scivola sorniona sulle quattro ruote, senza trasmettere alcuno scompenso al corpo vettura né, tantomeno, al volante. Contando poi che prestazioni (accelerazione 0-100 km/h in 8.8 secondi), baule e coppia massima (206Nm) restano immutati, l’accoppiata idrocarburo/sovralimentazione rischia di essere, per il consumatore, l’”Eureka” esclamato da Archimede.















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