Sicurezza stradale nel mondo: "C'è bisogno di dieci anni di lavoro intenso" secondo la FIA

L'Automobile Club d'Italia ha presentato ieri a Roma il secondo rapporto della Commissione per la Sicurezza Stradale globale creata dalla FIA, che ha lanciato un messaggio molto forte: "C'è bisogno di dieci anni di lavori per avere strade sicure nel mondo".

Lo studio riporta numeri preoccupanti: con la motorizzazione di massa dei paesi emergenti, le vittime di incidenti stradali nel mondo aumenteranno del 46% nei prossimi 10 anni, da 1,3 milioni di morti del 2008 fino a 1,9 milioni nel 2020.

Contro questa prospettiva, l'impegno della Commissione è di dimezzare le vittime sulle strade, salvare 5 milioni di vite e risparmiare oltre 2300 miliardi di euro in costi sociali. Il target è stato fatto presente all'Onu, al G8 e all'Organizzazione Mondiale della Sanità, allo scopo di coinvolgere queste istituzioni internazionali nella sfida.

I prossimi dieci anni, negli auspici dell'organo FIA, devono vedere l'investimento di almeno 300 milioni di dollari a livello mondiale, l'attribuzione alla sicurezza stradale mondiale del 10% del budget della Banca Mondiale destinato allo sviluppo della rete infrastrutturale del pianeta e ovviamente il miglioramento della sicurezza attiva e passiva dei veicoli.

Tra i testimonial di questa vera e propria campagna globale ci saranno nomi d'eccezione come Felipe Massa, presente oggi a Roma, Bill Clinton, Kofi Annan e Tony Blair. Una mobilitazione generale, insomma, tanto più che è stato formulato un appello all'Onu per il riconoscimento della sicurezza stradale come fattore cruciale per lo sviluppo sostenibile.

Era ora. Speriamo che qualcosa accada davvero: ogni 30 secondi un bambino viene ucciso o ferito in un incidente stradale, e per quanto riguarda la mortalità giovanile, "per velocità, guida in stato di ebbrezza, o mancato uso di casco e cintura", come nota giustamente Massa, gli incidenti sono la prima causa di decesso.

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