L'auto giapponese sta peggio del previsto: anche Daihatsu e Suzuki tagliano posti di lavoro

Daihatsu Sirion Sport 1.5

Con i circa 600 contratti a termine non rinnovati da Daihatsu, e i 960 licenziamenti annunciati da Suzuki per maggio, praticamente tutti i costruttori giapponesi hanno rivisto in qualche misura il proprio impegno nella produzione di auto nuove: ammontano (per ora) a 17.000 i dipendenti del settore che si trovano senza impiego. La maggior parte aveva un contratto a termine.

La crisi dell'auto è globale -e questo lo sapevamo- ma con le recenti dichiarazioni di colossi come Toyota e Honda abbiamo scoperto -per modo di dire- che anche le punte più drammatiche della recessione non sono confinate alle sole case statunitensi, che pure si trovano in condizioni più gravi.

Il dato dei 17.000 posti di lavoro tagliati nel comparto automotive giapponese è sì rilevante in termini assoluti, ma assume uno spessore ancora maggiore se rapportato all'intera forza lavoro precaria del settore, che corrisponde a 34.000 unità. Daihatsu e Suzuki hanno inoltre comunicato che taglieranno da subito la produzione: la prima costruirà 16.000 esemplari in meno per il Giappone, la seconda taglierà quelli destinati alle esportazioni di 30.000 unità.

Daihatsu Sirion Sport 1.5
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Parigi Live 2008: Suzuki Alto
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Via | LeftLane

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