La Tata Nano potrebbe ricevere il motore ad aria compressa

Evidentemente la carica rivoluzionaria della “people’s car” indiana, la Tata Nano, non si è esaurita con il debutto internazionale. Il propulsore alimentato a benzina da 33 CV che la equipaggia potrebbe infatti essere presto affiancato da un’unità ad aria compressa sviluppata con i francesi di MDI. Il motore, secondo la casa, emette un terzo della


Evidentemente la carica rivoluzionaria della “people’s car” indiana, la Tata Nano, non si è esaurita con il debutto internazionale. Il propulsore alimentato a benzina da 33 CV che la equipaggia potrebbe infatti essere presto affiancato da un’unità ad aria compressa sviluppata con i francesi di MDI.

Il motore, secondo la casa, emette un terzo della CO2 di quanto farebbe un propulsore a combustione interna di pari cubatura: l’aria fredda, compressa fino a 300 atmosfere entro appositi serbatoi, viene riscaldata ed immessa nei cilindri di un motore a pistoni (del tutto simile nell’architettura ad una comune unità termica) i quali vengono azionati dall’espansione del gas, senza tuttavia che questa fase sia preceduta da alcuna combustione.

A generare le pur basse emissioni inquinanti di questa forma di propulsione, sono i combustibili impiegati per riscaldare l’aria prima dell’immissione nel cilindro.

Foto della nuova Tata Nano
Foto della nuova Tata Nano
Foto della nuova Tata Nano

Tutto sembrava, fuorchè i progetti di Guy Nègre fossero vicini alla realizzazione: e invece, con un autorevole articolo, il New York Times ha riportato in auge le voci attorno al testardo ingegnere francese, rilanciando di fatto le sue possibilità. Tuttavia -ma è anche comprensibile data l’importanza della questione- Tata per il momento non commenta le rivelazioni del quotidiano americano.

A sbilanciarsi invece, ci pensano gli ambientalisti: se davvero la Tata Nano dovesse andare incontro a questa innovazione -come auspicano-, sarebbero sensibilmente ridotti gli ovvi rischi per la salute del già malconcio pianeta, che proprio non ha bisogno dei gas di scarico di qualche milione di indiani neo-motorizzati. Certo, non che con l’aria compressa si archivierebbe del tutto il problema, ma la Nano così allestita rappresenterebbe almeno un primo passo per affrontarlo per tempo.

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