Commentiamo insieme i dati di mercato di Marzo

In realtà ormai nessuna casa automobilistica è veramente interessata se in Italia si riducono le vendite, visto che ormai sono tutti concentrati sui mercati emergenti dove gli aumenti sono spesso a doppia cifra...

Così il nostro lettore X-VOX commentava i dati del mercato di febbraio giusto un mese fa. Ho scelto non a caso queste righe provocatorie fra le molte che si sono aggiunte a seguito del mio breve “flash” di cronaca sui dati di marzo e del trimestre appena diramati. Vorrei citare però anche gli incisivi commenti di Andrew e FastDriver, fare i complimenti a Giaserg per la fluente dialettica e al coraggioso RAV che ha “confessato” l’acquisto di una nuova auto (per curiosità, ci diresti quale e in sostituzione di cosa?) con argomentazioni molto lucide e di buon senso.

Vorrei invece garantire a X-VOX che la sua “deduzione” sul disinteresse dei costruttori per il crollo del mercato italiano è molto lontana dalla realtà perché non saranno in nessun caso i Paesi emergenti a risolvere il problema di fondo della costosissima crisi da “sovraccapacità produttiva” in Europa. Il mercato francese, ad esempio è sceso in marzo del 16,4 % e del 14,7% nel trimestre, per non dire della Spagna dove, malgrado gli incentivi, la flessione è stata del 13,9%. L’Italia vive una crisi generale molto specifica e quanto mai preoccupante ma nessuno, dalle industrie ai governi di tutta l’Unione, può permettersi di ignorare anche una sola minima parte del “Condominio”. E visto che i vostri commenti hanno preso tutti la via della politica mi permetto anche io di ricordare a titolo personale che, in senso inverso, disconoscere il senso dell’Europa come qualcuno chiede vuol dire cercare un male molto peggiore di quello che stiamo vivendo.

Torniamo a noi, anzi, per restare in tema al commento del presidente (uscente) dell’Unrae (le Case estere) Jacques Bousquet, ad di Renault Italia, proprio sulla situazione nazionale dell’auto in affannata attesa che la crisi di Governo trovi una soluzione capace di interventi incisivi….. e dia finalmente attenzione ad un settore trainante come l’auto per l’economia italiana. Parole del capo di una marca che in marzo ha perso il 18% rispetto a quello stesso mese già magro del 2012.

Ogni mese che passa, analizzando i dati ufficiali del mercato, mi chiedo se e fino a che punto l’incantesimo dell’automobile si sia davvero rotto. Fino a qualche tempo fa pensavo che fosse solo un mio dubbio personale ispirato da una visione troppo pragmatica o cinica ma vedo dai vostri commenti che anche le passioni più forti sono alla fine sopraffatte dalle difficoltà. Di fatto, stando ai numeri appena pubblicati, le 355.000 vetture immatricolate nei primi tre mesi, 53.000 meno di un marzo 2012 paralizzato dallo sciopero delle bisarche, portano all’inevitabile conferma di un 2013 più basso di un 10-13% rispetto al 2012, al di sotto del 1,3 milioni. C’è ancora poco da togliere e d’ora in poi le quote di flessione saranno meno vistose confrontandosi con quella media di caduta che l’anno scorso è stata del 20%. Sarà questa la nuova dimensione del mercato dell’auto in Italia? Probabilmente si e potrebbe durare ancora per un po’ vista l’impossibilità di valutare seriamente nelle sedi opportune il giusto equilibrio fra costi e benefici pubblici del settore auto. Avete elencato voi stessi la lunga serie di oneri insostenibili che frenano gli acquisti e quindi non remunerativi per l’erario e io aggiungerei anche l’incapacità di “aprire un tavolo di riflessione” da parte del settore rappresentato per il 74% dalle marche di importazione (marzo) e da un costruttore nazionale che ha potuto o dovuto creare un nuovo modello di business fuori dai confini nazionali.

Intanto, il parco auto italiano che ha raggiunto i 37 milioni di unità invecchia rapidamente con buona pace delle ambizioni ecologiche e della guerra alla CO2, e considerando che negli ultimi 10 anni ne sono state immatricolate oltre 20 milioni gli altri 17 milioni hanno un’età di 10, 15 e più anni. Sarà questo che riporterà in quota il mercato se e quando si allenterà la morsa economica, sempre che nel frattempo non si sia imparato definitivamente a fare a meno dell’auto.

Qualche riga ancora sul mese di marzo i cui dati come si è detto vanno letti in funzione di un confronto improprio con lo stesso mese del 2012 bloccato, come si è detto, dalle mancate consegne delle vetture nelle concessionarie. Di qui il -4,9% complessivo alterato per di più dall’aumento delle vetture da noleggio e dalla solita quota variabile delle finte immatricolazioni a km zero.

Ciò nonostante come potete vedere sulle tabelle pubblicate, la diminuzione dei clienti “privati” scesi al 63% si avverte nei sensibili cali di molte marche cominciando dalla Volkswagen, primo importatore, scesa del 7,3% seguita dalla Ford (-15,2%). La lista dei meno è lunga tanto da rendere più facile la segnalazione dei più, come quello ormai abituale della Kia di nuovo a +39%, della Nissan (+28,8%), ma anche di Peugeot (+13,5%). Benissimo anche due delle tre marche Premium, Mercedes a + 6,4% che ha fatto meglio di Bmw salita comunque del + 12% ai danni di Audi che invece a perso di colpo un buon 20,8%.

Discorso a parte per la marca Fiat che anche grazie ai noleggi si è aggiudicata un +13,7% (sempre male Lancia e soprattutto Alfa Romeo). E a proposito di Fiat, la 500 L è stata la diesel più venduta ed è quarta fra le top ten generali guidata da Panda che trova sempre i suoi 10.000 clienti al mese. Ancora Punto e Ypsilon nel quartetto di testa mentre prima delle estere è la Golf (quarta però nel trimestre) seguita dalla amatissima Qashqai che nel mese ha spiazzato la 500. Infine, Polo, Clio e Fiesta chiudono il drappello fra i modelli al di sotto delle 4.000 unità. Si chiude così il ventesimo mese dall’inizio della crisi e un primo trimestre senza sorprese che nessuno aspettava.

Claudio Nobis

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