Volvo: qualche timore per le prossime normative anti-inquinamento


Siamo alle solite, ormai il meccanismo è quello noto: Europa ed USA minacciano i costruttori di auto sbandierando normative draconiane in fatto di emissioni, e la controparte con le mani nei capelli si lamenta dei limiti troppo duri.

Il caso di Volvo però, fa un po' storia a sè, perchè il management ha anche altre castagne da levare dal fuoco. Stiamo parlando chiaramente dei venti di cessione che soffiano da Detroit su Göteborg, sempre più intensi e concreti. Cosa significherebbe l'avverarsi di questa dinamica?





Ovviamente, la prima conseguenza riguarda la media delle emissioni delle auto prodotte. Andando a braccetto con Ford, che produce centinaia di migliaia di piccolette come la Ka o la Fiesta, rientrare nel limite di CO2 -che verrà fissato su 120 o 130 g/km nel 2012-, sarebbe un'operazione relativamente facile, ma con la sola gamma del marchio svedese, il tutto si complica.

Volvo lo sa bene e per questo motivo ha messo gli investimenti sulla sustainable mobility in cima alla lista dei doveri. Recentemente (solo su alcuni mercati) ha debuttato una nuova versione della station V70, dotata di un 1.6 turbo alimentato ad E85 che emette solo 119 g/km di CO2, e al Salone di Francoforte è stato presentato l'avanzato concept ReCharge, che darà vita ad una ibrida plug-in nei prossimi anni.

Nel corso del 2009 inoltre, in occasione del debutto della nuova S60, arriveranno due nuovi turbo, un 2.0 ed un 2.5, più potenti e soprattutto più ecologici degli attuali, che verranno adottati a cascata sul resto della gamma. Per finire, la casa sta lavorando insieme a ZF su un nuovo cambio automatico a otto marce, proprio come Audi e BMW, unendosi a queste nella rincorsa a Lexus.

Il problema resta quello dei tempi: gli svedesi devono darsi da fare per rendere attuali tutte queste importanti innovazioni ed evitare così temute (e salate) sanzioni.

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