Limiti alle emissioni di CO2: Greenpeace contro il Sistema

Flinstone

Chi si fosse trovato a percorrere le strade di Bruxelles lo scorso lunedì 26 Maggio, avrebbe avuto la curiosa visione dell’auto di pietra dei Flinstone con i loghi di BMW, Mercedes e VW che si può vedere nella foto qui sopra. In realtà è tutto tranne un gioco perché è stata Greenpeace, che già aveva organizzato una petizione online per ridurre le emissioni delle auto, a organizzare questo ritorno all’”Età della Pietra” per ricordare a tutti che l’industria dell’auto è ancora intrappolata in una dinamica da dinosauri: costruire auto sempre più grandi e potenti, senza pensare a pesi e dimensioni, a danno del clima.

L’iniziativa è avvenuta in contemporanea al lancio del rapporto di Greenpeace “Driving Climate Change”, che denuncia come la lobby dell’industria dell’automobile, guidata dall’industria tedesca, stia cercando di minare la normativa europea sull’efficienza delle auto , attraverso manipolazioni e inganni che durano da 17 anni.

A margine dell’iniziativa di protesta, Andrea Lepore, responsabile della campagna Trasporti e Clima di Greenpeace, ha spiegato meglio il senso dell’azione di protesta: “Siamo arrivati al punto che la lobby dell’auto mette a rischio la capacità dell’Ue di adempiere ai propri impegni nell’ambito del Protocollo di Kyoto. Il Parlamento non deve consentire che questa lobby indebolisca il primo standard di efficienza per le auto dell’Ue.”

“L’approccio alla progettazione delle auto che poteva essere valida per il secolo scorso, ma dura tutt’ora, non può mettere a rischio il pianeta con la logica del profitto a breve termine” aggiunge Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace.

Nello specifico il rapporto “Driving Climate Change” riporta alcune affermazioni decisamente "forti": l’industria dell’auto tedesca ha vinto “la guerra del business” e ora impone l’agenda a tutta l’industria dell’auto, senza alcuna remora rispetto alle preoccupazioni dei produttori francesi e italiani; il commissario Verheugen e l’ACEA hanno creato il gruppo CARS 21 come cavallo di Troia per promuovere gli interessi dell’industria; l' approccio "integrato” ha consentito ai produttori di auto di scaricare responsabilità dai produttori agli automobilisti, ai governi e ai pianificatori locali; i produttori di auto hanno ricompensato i loro sostenitori con benefit e prestando autovetture ; i produttori di automobili hanno già fatto ritardare di 7 anni la normativa e ora vogliono ottenere un ulteriore ritardo di tre anni.

Alla luce di questi punti Greenpeace chiede e insiste che l’Ue prenda una posizione decisa e fissi un’emissione media a 120 g CO2/km al 2012 e 80 g al 2020. Questi standard devono essere sostenuti da forti sanzioni e non essere funzionali agli interessi lobbistici dell’industria automobilistica tedesca in primis e mondiale in generale, consentendo un trattamento privilegiato per chi produce auto pesanti.

Certo che è perlomeno curioso vedere che l’industria automobilistica continentale negli ultimi 20 anni ha digerito, pur fra vari mugugni, le diverse normative EURO, vari inasprimenti e aggiunte delle normative sui Crash Test, la futura integrazione obbligatoria di ESP e ABS sui veicoli nuovi, ma appena si va a toccare il modo stesso di progettare e costruire le auto che dovranno per forza essere più leggere, piccole e filanti per avere la stessa dinamica pur consumando molto meno, si chiudano tutti a riccio difendendo e rivendicando il proprio diritto di vendere e imporre come veicoli di moda mezzi che, ormai, sono praticamente come dei dinosauri in una savana che dovrebbe essere piena solo di leopardi e gazzelle.

Via | Repubblica.it

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