Etanolo e riscaldamento globale: peggio del previsto

Gli automobilisti con un briciolo di coscienza ambientale, quelli che prendono i mezzi pubblici o la bicicletta per andare a lavorare, quelli che pensano all'auto come ad una passione, ad una compagna di gite o track-days e niente più, hanno perso la bussola, e pure la pazienza se ne sta andando. L'ibrido, i carburanti alternativi: secondo alcuni sono l'uovo di Colombo, per altri, solo panzane. Dove sta la verità? Facciamo un po' di chiarezza.

I nostri colleghi di ecoblog hanno pubblicato stamane la notizia di un nuovo studio americano che getta una sinistra ombra sull'etanolo e i biocarburanti di origine vegetale: la produzione di gas serra nel giro di 30 anni sarebbe addirittura doppia rispetto a quella dei motori alimentati a benzina, e gli effetti positivi in termini di riduzione di monossido di carbonio si farebbero avvertire fra 167 anni. Verrebbe da ridere, se non fosse che non sappiamo a chi dar retta.

Mike O'Hare, voce autorevole che da sempre sostiene l'uso di (alcuni) biocarburanti è sostanzialmente sulla stessa linea. Lo studioso sottolinea la veridicità della ricerca: non possiamo fare finta che prima della coltivazione delle piantagioni destinate a produrre biofuel non ci sia una deforestazione o una riconversione di terreni agricoli o vergini. Deforestazione (con conseguente combustione delle piante, ma soprattutto assottigliamento del "polmone verde") e riconversione sono operazioni molto "costose" per l'equilibrio della composizione atmosferica, e verrebbero riequilibrate solamente nel lunghissimo lasso di tempo di cui sopra. Prigionieri del petrolio e dei petrolieri dunque? Non è detto.

Piccole quantità di biodiesel o bioetanolo possono provenire da scarti agricoli o industriali, ma più in generale sono tantissime le fonti possibili. Qualche esempio: scarti di lavorazione del legno, parti non edibili dei cereali, olio di frittura usato come quello dei fast-food o ancora, le nascenti coltivazioni di alcune alghe in zone desertiche sono tutte risposte "convenienti" dal punto di vista ecologico, perchè non richiedono l'enorme "costo ambientale" iniziale necessario invece ai biocarburanti vegetali.

Tutto sta nell'attendere le tecnologie adatte allo sfruttamento, non ancora in grado di soddisfare un'eventuale domanda del mercato. Ancora una volta, non ci resta che aspettare.

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