Il ritorno dell’auto ad aria compressa

Guy Negre non molla. E come se tutti i tentativi di produrre la sua auto ad aria compressa non fossero finiti male, nonostante i milioni di euro ricevuti dalla UE, rilancia la sua idea ancora una volta. Forte di un recente accordo con Tata Motors, Negre ha presentato qualche giorno fa l’auto in versione definitiva:

Guy Negre non molla. E come se tutti i tentativi di produrre la sua auto ad aria compressa non fossero finiti male, nonostante i milioni di euro ricevuti dalla UE, rilancia la sua idea ancora una volta.

Forte di un recente accordo con Tata Motors, Negre ha presentato qualche giorno fa l’auto in versione definitiva: si tratta di una piccola monovolume a due posti con carrozzeria in fibra di vetro. Anche il motore è stato mostrato, ma manca ancora la risposta al quesito che aveva costretto l’ingegnere francese a gettare la spugna: sono stati risolti i problemi legati al congelamento (!) dei tubi di scarico? Per ora non è dato saperlo, ma la cosa certa è che proprio su questo punto gli ingegneri della Tata sono al lavoro con i colleghi francesi.

Il progetto ormai risente degli anni che si porta sulle spalle (risale alla fine degli anni Novanta), e si basa su un’idea sorprendentemente più antica: la propulsione mediante aria compressa era già impiegata a inizio secolo sui carrelli utilizzati in miniera. Negre sembrava aver imboccato la strada giusta per applicare questa tecnologia all’automobile, salvo poi trovarsi nei guai al momento di aumentare la potenza del motore e l’autonomia.

Dopo i numerosi insuccessi il dubbio rimane. Si tratta dell’ennesimo colpo di scena per racimolare fondi o siamo di fronte ad un reale progresso?

Via | Repubblica

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