Luca De Meo: “Si ritornerà su livelli pre-Covid non prima del 2022”

In un intervento ad “Omnibus” su La7, il numero uno di Renault analizza lo scenario attuale ed il complicato futuro per l’azienda: “Bisognerà prendere decisioni non facili”, ma allontana lo spettro dei licenziamenti. Il ruolo centrale dell’elettrificazione ed un pensiero per Sergio Marchionne.

Come altri “big player” che hanno subito il contraccolpo dell’emergenza finanziaria, anche per Renault il momento attuale è delicato; sebbene a livello europeo la “Marque à Losanges” abbia concluso ottobre 2020 in leggero aumento su base mensile (+0,2%) e arrivi da mesi precedenti anch’essi a segno “più”, il primo semestre del 2020 è stato drammatico. È quanto ha osservato il numero uno di Renault, Luca De Meo, durante un suo intervento nel programma “Omnibus” su La7.

Il top manager, alla sua prima apparizione in una trasmissione TV italiana dopo la sua recente nomina alla guida del colosso francese, ha analizzato la situazione dell’azienda di cui è timoniere, ha affrontato una propria visione sull’immediato futuro, l’impatto del Covid nella vita di tutti, le questioni che riguardano l’elettrificazione e, in conclusione, un personale ricordo di Sergio Marchionne.

Primo semestre 2020: il peggiore nella storia di Renault

“Ritengo che il mercato auto tornerà ai livelli pre-Covid non prima del 2022-2023”. Occorrerà attendere un paio di anni, dunque, prima che i livelli delle vendite riescano a compensare il pesante calo riscontrato nella prima parte di un 2020 che, c’è da giurarci, si farà ricordare a lungo per le notevolissime ripercussioni che ha avuto dal punto di vista industriale, commerciale e sociale. Del resto, per restare in ambito Renault e osservare per un attimo l’andamento della “Régie” a casa nostra, in Italia il marchio si attesta in quarta posizione. Tuttavia, dichiara lo stesso De Meo, “Il primo semestre è stato il peggiore nella storia di Renault: abbiamo perso 7 miliardi di euro. In questo periodo, la situazione è più tranquilla, tuttavia è necessario prendere decisioni non certo facili, che potranno avere un impatto sulla vita delle persone”.

Proteggere il lavoro

A chi, leggendo fra le righe di questa dichiarazione, paventi dei tagli al personale, il numero uno di Renault risponde che “L’obiettivo principale dell’azienda non è di mandare a casa delle persone, quanto di proteggere il lavoro”. “Ai lavoratori chiedo uno sforzo in più, e più importante, perché l’azienda ne ha bisogno”. Riguardo ai rapporti con le rappresentanze sindacali, De Meo sottolinea che “Il rapporto con la maggior parte dei sindacati è fluido. Chiaramente, ognuno fa il proprio gioco. Ciò che conta, è appunto proteggere il lavoro”. Relativamente allo Stato francese, che detiene il 15% delle quote Renault, l’ex amministratore delegato di Seat chiede “Fiducia nella gestione operativa”.

Il futuro hi-tech

Per gli anni a venire, che forse mai come in questo momento di lotta globale nei confronti del Covid e di riassetto socioeconomico sono importanti, De Meo “vede” una Renault protagonista per creatività, design e capofila per nuove soluzioni tecniche. In una parola: moderna; un concetto che sembra confermare quanto dichiarato poco meno di due mesi fa (era la metà di ottobre 2020) in occasione del “vernissage” del prototipo di vettura hatchback a cinque porte di fascia media (segmento C) ed alimentazione elettrica, sviluppata sulla nuova piattaforma Cmf-EV e disegnata da Laurens Van den Acker, che dal 2022 – l’inizio di produzione è previsto per la fine del 2021 – andrà a sostituire la longeva Mégane e sarà capofila di una nuova lineup di modelli, tutti da realizzare sul nuovo pianale della “Alliance” dedicato all’elettrico. Esattamente come avvenne, un quarto di secolo fa, con Renault Mégane.

La ripresa sarà complessa

Per un concreto “new deal” in chiave industriale, tecnologia e commerciale, tuttavia, è chiaro che – come si accennava in apertura – anche Renault deve far fronte ad uno scenario che si è reso ancora più difficile a causa dell’emergenza sanitaria. “La pandemia ha restituito all’automobile un ruolo centrale a scapito dei mezzi pubblici: per timore di contagi, le persone si muovono di più in auto. Questo ha anche portato ad un ‘boom’ del mercato dell’usato”. Ciò che veramente conta, ai fini dell’asset di un palcoscenico automotive di un futuro sempre più “presente”, è il passaggio verso l’elettrificazione. Tutte le Case costruttrici “Devono presentare nuovi modelli a basse, o del tutto assenti, emissioni allo scarico. La ripresa non sarà però facile, di questo ne siamo consapevoli. E non si deve nascondere che l’impatto del Coronavirus sarà notevole, soprattutto su alcune fasce di consumatori; per questo, pensiamo che il mercato potrà tornare ai livelli precedenti alla pandemia non prima del 2022-2023”.

Elettrificazione: gli acquisti “corrono” più delle infrastrutture

È necessario, ribadisce De Meo andando idealmente a cogliere un avvertimento più volte lanciato da altri massimi dirigenti del comparto automotive, accelerare la realizzazione delle reti per la ricarica in funzione dell’aumento delle vendite di veicoli “zero emission”: “C’è un ritardo nelle infrastrutture: la loro realizzazione dovrebbe interessare tanto le Case costruttrici quanto le amministrazioni nazionali e le aziende di energia. Negli ultimi mesi, i livelli di vendite di auto elettriche procedono più velocemente rispetto allo sviluppo delle infrastrutture: andrà a finire che si venderanno sempre più auto elettriche e chi le possiede non potrà ricaricarle”.

Focus sull’Italia

Nel Paese del quale De Meo è originario, il top manager di Renault pensa che “È una nazione in difficoltà come tante altre. Ciò che preoccupa è tuttavia l’aspetto demografico: l’Italia è in progressivo invecchiamento, questo andrà a pesare sulle possibilità di sviluppo del Paese”. In Italia, Renault è al quarto posto: può essere che la nuova generazione di veicoli Renault in fase di sviluppo porti, al di qua delle Alpi, dei risultati ancora migliori per l’azienda.

Un pensiero su Marchionne: “Gli devo molto”

Durante il suo intervento ad “Omnibus”, Luca De Meo ha ricordato la figura di Sergio Marchionne, che arrivò a Torino nel 2004 subito dopo il debutto in Fiat dell’attuale numero uno di Renault. Con il timoniere di Fca, scomparso nell’agosto 2018, De Meo entrò subito in sintonia, al punto che Marchionne gli consegnò la responsabilità dei marchi Alfa Romeo, Fiat e Lancia, per poi nominarlo AD di Abarth ed in seguito responsabile della Divisione Marketing dell’intero Gruppo Fiat, sino alla sua uscita che avvenne nel 2009 in direzione Wolfsburg. “Gli devo molto – dichiara De Meo – Era una persona dalla grande capacità di analisi delle situazioni, ed in possesso di un grande coraggio manageriale”. Il merito principale di Marchionne, osserva Luca De Meo, è stato “Una grande determinazione, e la capacità di guardare oltre i confini classici del management. Con lui, Fiat venne proiettata su uno scenario internazionale. Purtroppo ha chiesto così tanto a se stesso, ha sempre lavorato in maniera talmente ossessiva. E, purtroppo, se n’è andato troppo giovane”.

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