Gran Premio del Bahrain: tutto sul circuito di Manama

Il terz’ultimo atto della F1 2020 si svolgerà sul tracciato “Grand Prix” da 5,412 km: ecco storia e caratteristiche della pista.

I giochi sono già fatti, la stagione di Formula 1 2020 ha assegnato il titolo mondiale Costruttori (a Mercedes) e, con la vittoria al GP di Turchia di domenica 15 novembre, la corona iridata Piloti a Lewis Hamilton – quarto Mondiale consecutivo – che raggiunge così Michael Schumacher al vertice della classifica dei piloti più titolati di sempre.

Restano tre Gran Premi da effettuare: due sul tracciato di Manama, capitale del piccolo Stato del Bahrain, e la terza ad Abu Dhabi. Proprio in Bahrain, domenica 29 novembre, andrà in scena il quindicesimo e terz’ultimo atto della stagione: il “Gulf Air Bahrain Grand Prix” che punterà i riflettori sulla lotta per la conquista del secondo posto nel Mondiale 2020 fra la Mercedes di Valtteri Bottas (2. dietro il neo-iridato Hamilton, con 197 punti, dopo il GP di Turchia) e la Red Bull di Max Verstappen, distaccato di 27 punti.

È uno dei circuiti disegnati da Hermann Tilke

Il GP del Bahrain 2020 si disputerà “a porte chiuse”, e per la prima volta dal 2014, in orario diurno (le sei passate edizioni si erano tenute alla luce dei riflettori). Il Bahrain International Circuit, situato a Sakhir (periferia di Manama) venne edificato all’inizio del terzo Millennio dietro indicazione del principe Salman bin Hamad Al Khalifa, presidente ad honorem della Federazione motoristica del Bahrain. Il progetto è – come molti altri circuiti “new gen” – opera della “matita” dell’architetto tedesco Hermann Tilke.

A Schumi andò la prima edizione

I lavori di edificazione, affidati a WCT Engineering (già incaricata della costruzione del circuito malese di Sepang), terminarono alla fine della primavera 2004: giusto in tempo per lo svolgimento della prima edizione del GP che ebbe luogo il 6 aprile di quell’anno. primo vincitore fu Michael Schumacher: con la sua vittoria, fra l’altro, si diede il via ai successivi cinque primi posti per le monoposto del “Cavallino” (2007 e 2008 con Felipe Massa, 2010 con Fernando Alonso, 2017 e 2018 con Sebastian Vettel), che affronta l’edizione 2020 della gara con il titolo di Scuderia più vincente in Bahrain.

Si corre in mezzo al deserto

Il Bahrain International Circuit è collocato in zona desertica: questo può comportare il fenomeno della sabbia portata in pista dal vento (fatto che gli appassionati con qualche capello grigio ricordano bene in quanto, in tempi passati, a Zandvoort spesso si verificava una situazione simile), che gli organizzatori sono soliti limitare attraverso l’impiego di particolari spray adesivi per compattare le zone immediatamente circostanti il circuito.

Sei differenti configurazioni

Il complesso dell’autodromo presenta differenti layout di piste, caratterizzate da sviluppi e lunghezze differenti:

  • Grand Prix Circuit (5,412 km), utilizzato in Formula 1 dal 2004 al 2009 e dal 2012 in avanti
  • Endurance Grand Prix, più lungo del precedente con l’aggiunta di un settore più “guidato” (6,299 km totali), e impiegato dalle monoposto della massima Formula nel 2010, per celebrare i sessant’anni di storia della Formula 1
  • Paddock Circuit
  • Oasis-Inner Circuit
  • Pista ovale piatta
  • Outer Circuit (3,543 km: è il secondo circuito più breve del Mondiale dopo Monaco). Quest’ultimo costituisce la configurazione scelta per l’edizione 2020 del GP Sakhir di domenica 6 dicembre

Caratteristiche del circuito

La pista comprende 15 curve, suddivise fra 9 curve a destra e 6 a sinistra, inframmezzate da rettifili che raggiungono sviluppi anche notevoli, tanto che gli “addetti ai lavori” considerano il tracciato di Manama come un circuito “Stop&Go”. Sul rettilineo di partenza e arrivo, in effetti, con l’impiego del DRS le vetture raggiungono velocità prossime a 330 km/h, ma subito dopo vengono impegnate in una prima decisa “staccata” per affrontare la Curva 1. Segue una lunga curva, che richiede una velocità medio-bassa e porta le monoposto verso un allungo da cui si diparte la Curva 4, piuttosto complessa da affrontare in quanto caratterizzata da una notevole variazione di pendenza. Dalla Curva 4 inizia un settore particolarmente “tecnico”, nel quale si susseguono una porzione veloce, un corto allungo, un tornante in leggera discesa, la difficile sequenza formata da Curva 9 e Curva 10, collocate in pendenza e che richiedono continue frenate. Da qui, le monoposto affrontano un lungo rettilineo che conduce alla Curva 11 ed alla Curva 12. Nuovo tratto rettilineo e, infine, Curva 14 e Curva 15, al termine delle quali le vetture entrano nel rettifilo principale.

Carico aerodinamico e pneumatici

Il carico aerodinamico richiesto alle vetture è di livello medio o medio-alto, dunque i tecnici devono adottare un assetto “di compromesso”, che cioè tenga conto del carico “a zero” nei lunghi rettilinei così come la necessità di un adeguato aiuto nelle numerose frenate e per favorire la trazione. L’asfalto, particolarmente abrasivo, gli elevati carichi longitudinali ed una notevole sollecitazione al retrotreno potrebbero influire in negativo sul consumo delle gomme. Pirelli, a questo proposito, ha scelto le tipologie di mescola C2 (White Hard), C3 (Yellow Medium) e C54 (Red Soft), di una “tacca” più morbide rispetto a quelle utilizzate nel 2019 quando, in effetti, molti piloti optarono per una strategia di gara a due pit stop.

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