Volvo: crash test da 30 metri di altezza

Test fondamentale per le vite umane in caso di incidente grave: dieci modelli Volvo di corrente produzione, agganciati ad una gru, sono stati fatti schiantare al suolo. Obiettivo: favorire l’aggiornamento dei soccorritori in funzione delle nuove tecniche di progettazione dei veicoli.

Gli appassionati di automobilismo “con più di un capello grigio” ricorderanno una pubblicità Volvo dei primissimi anni 70, ed in cui un pingue tecnico del marchio svedese veniva immortalato seduto sulla porta lato guida di un modello della produzione di allora. Un rassicurante sorriso e lo slogan: “Provate a farlo anche voi” puntavano su un doppio effetto nei confronti dell’osservatore: la robustezza degli acciai utilizzati da Volvo e, di conseguenza, il fatto che una vettura di Goteborg fosse all’avanguardia in materia di protezione degli occupanti del veicolo.

Del resto, che Volvo metta da decenni al primo posto della propria attenzione le questioni inerenti la sicurezza per conducenti e passeggeri – e, da quando c’è lo sviluppo dei sistemi ADAS “new gen” e di auto connessa, anche degli altri utenti – non è certo un mistero.

Incidente grave: ecco cosa può succedere


Ultimo esempio (in ordine di tempo): un inconsueto quanto interessante crash test impostato sulla simulazione di un incidente stradale di particolare gravità, il cui obiettivo consiste nella determinazione delle tecnologie di soccorso da impiegare nel caso in cui una vettura di nuova generazione venga coinvolta in un incidente “estremo”.

Per lo studio delle modalità di intervento delle squadre di soccorso, i tecnici di Goteborg hanno progettato una sessione di crash test inedita: alcune vetture, agganciate al lungo braccio di una gru, sono state fatte cadere da un’altezza di 30 metri. La prova è stata documentata con video ed immagini fotografiche.


Studi preventivi sull’entità di ogni danno


Nel dettaglio, dieci differenti modelli Volvo di corrente produzione (2020) e che appartengono a differenti fasce di mercato sono stati agganciati dalla gru, sollevati fino ad una quota di 30 metri e lasciati ripetutamente cadere. Prima di ogni caduta, gli specialisti in sicurezza di Volvo Cars hanno provveduto ad un preciso calcolo di quanta pressione e quanta forza ogni veicolo dovesse essere sottoposto per il raggiungimento del livello di danno strutturale desiderato.

Urti frontali, dunque, ma anche laterali e che riguardavano una porzione della zona anteriore, a simulare collisioni a velocità elevate oppure scontri contro un mezzo pesante.

Acciai altoresistenziali complicati da tagliare


Solitamente, come osservano gli stessi tecnici Volvo, i veicoli utilizzati per l’addestramento dei soccorritori provengono dai cantieri di demolizione auto e spesso di tratta di vetture vecchie, addirittura di vent’anni in alcuni casi.

Uno degli obiettivi del crash test multiplo consisteva nel presentare, agli specialisti che effettuano gli interventi di estricazione di un infortunato dall’abitacolo di un veicolo in seguito ad incidente, un possibile scenario che può presentarsi in qualsiasi situazione di quotidiana viabilità. Ovvero, il trovarsi di fronte ad un incidente grave nel quale è coinvolta una vettura di nuova produzione.

E questo è un elemento cruciale della prova. Anzi: si può dire l’obiettivo primario del test. Le strutture dei veicoli di ultima generazione presentano acciai ad elevata resistenza (tecnicamente noti come “acciai altoresistenziali avanzati”, in inglese AHSS-Advanced High-Strength Steels), più complicati da piegare e tagliare da parte delle squadre di soccorso le quali, per questo, necessitano di metodologie di apprendimento e di allenamento costantemente aggiornate.

Ma l’estricazione deve essere sempre rapidissima


Tecnicamente, la resistenza delle scocche, dei lamierati e la loro durata complessiva sono profondamente diverse se si tratta di una vettura costruita, mettiamo, alla fine degli anni 90 o se si prende come esempio un modello di nuova produzione. L’evoluzione tecnologica in materia di resistenza delle strutture del veicolo per la protezione degli occupanti è stata, nel primo scorcio del terzo Millennio, talmente profonda e rapida da determinare una fondamentale necessità: che, cioè, i soccorritori debbano continuamente aggiornarsi e prendere familiarità con le tecniche di “estricazione”.

Queste ultime, necessarie per portare a termine nel tempo più breve possibile l’estrazione delle persone dall’abitacolo ed il loro trasporto verso il più vicino ospedale, vengono impiegati strumenti idraulici di soccorso conosciuti nel settore come “Jaws Of Life” (letteralmente: “ganasce salva-vita”). Gli specialisti dell'estricazione parlano spesso di “ora cruciale”, termine con il quale si riferiscono al fatto che è fondamentale riuscire a estrarre e portare in ospedale un traumatizzato entro un'ora dall'incidente.

In buona sostanza: le sessioni formative sono essenziali per salvare la vita dell’infortunato. Per questo, Volvo ha, su precisa richiesta dei servizi di soccorso, deciso di sollevare di una tacca l’asticella dei suoi test.

Una nuova sfida per i soccorritori


Per la prima volta, quindi, anziché “semplici” vecchie auto e prove di laboratorio, le vetture sono state scelte fra la lineup di corrente produzione, e per di più lasciate cadere da una gru. “Eravamo consapevoli – osserva Håkan Gustafson, investigatore “senior” della Divisione di Ricerca sugli incidenti stradali di Volvo Cars – del fatto che avremmo rilevato deformazioni estreme dopo il test e abbiamo deciso di eseguirlo per mettere la squadra di soccorso di fronte a una vera e propria sfida”.

Strade sempre più sicure per tutti


“Da molti anni operiamo a stretto contatto con i servizi di soccorso svedesi – prosegue Gustafson – E l’obiettivo è da sempre, lo stesso: rendere le strade più sicure per tutti. Ovviamente speriamo che nessuno possa mai trovarsi coinvolto in un incidente grave, tuttavia non tutte le collisioni possono essere evitate”. Da qui l’aspetto fondamentale del test: far sì che esistano e si sviluppino metodologie operative in grado di salvare sempre delle vite umane.

Il lavoro di archivio rappresenta inoltre un ulteriore atout: tutti i rilievi di ogni incidente, ed il conseguente lavoro di estricazione, vengono raccolti in un ampio rapporto di ricerca, a disposizione gratuita dei soccorritori in altre parti del mondo, in maniera di consentire alle squadre di beneficiare dei risultati e sviluppare in modo continuativo le proprie capacità di rapido salvataggio di vite umane.

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