Maserati ricorda la vittoria della 300 S al GP del Venezuela 1955

Partendo dalle radici si costruisce il futuro di un marchio: Maserati lo sa benissimo

Il marchio Maserati è strettamente legato al mondo delle corse. Per celebrare una fase storica importante nelle competizioni sportive, la casa del "tridente" ha ricordato ieri il successo conseguito il 6 novembre 1955 da Juan Manuel Fangio, con la Maserati 300S, nel GP del Venezuela. Quell'affermazione aprì un biennio di importanti vittorie che contribuirono ad accrescere la notorietà internazionale del costruttore modenese.

Maserati nasce in pista, da un DNA racing unico, e la sua storia gloriosa sulle strade e nei circuiti di tutto il mondo ne ha fatto un simbolo del Made in Italy. Le gare sono state l'ambiente naturale del "tridente" e lì è nato il mito, che oggi ritrova le sue radici con la supercar MC20, cui è stato assegnato il compito di far tornare il marchio nell'universo racing.

Riavvolgendo il nastro fino alla storica vittoria del 1955 di Juan Manuel Fangio, giusto spendere due parole sulla vettura che consentì l'impresa: la splendida Maserati 300S. Questa barchetta, costruita in 27 esemplari dal 1955 al 1959, gode della spinta di un motore a 6 cilindri di 3 litri, con 245 cavalli di potenza, che fanno sentire tutto il loro vigore, grazie anche al peso di soli 780 chilogrammi. L'unità propulsiva, disposta anteriormente, si coniuga ad un telaio a traliccio, che fa da supporto alla splendida carrozzeria in alluminio, plasmata da Medardo Fantuzzi.

Tra i successi della Maserati 300S, che prese parte negli anni romantici al Campionato Mondiale Sport Prototipi, va menzionato quello alla 1000 km del Nürburgring del 1956. Il modello nacque come evoluzione dalla monoposto 250S e fino al 1959 fu il simbolo del "tridente" nelle competizioni internazionali.

Dal punto di vista ingegneristico la 300S era un vero capolavoro: nelle camere a scoppio emisferiche del motore ben si notavano le sedi delle valvole di diametro elevato e gli alloggiamenti delle due candele per la doppia accensione. Le sospensioni anteriori erano costituite da bracci sovrapposti oscillanti e da una molla elicoidale con ammortizzatore telescopico coassiale. Il tamburo freno, infine, era una vera opera di ingegno: la fusione in lega leggera era provvista di alettatura radiale e di fori per disperdere il calore.

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