Auto ibride plug-in: non poi così eco...

Le auto ibride alla spina emettono 2,5 volte di CO2 in più di quanto promettono. A dirlo è uno studio europeo dell'associazione Transport and Environment


Realmente le auto ibride plug-in possono vantare i consumi e le emissioni che dichiarano nei dati ufficiali? Non è semplice rispondere sì o no, ma tanto per cominciare possiamo dire che esiste, di fatto, un gap non indifferente tra quanto annunciano i costruttori, con le cifre di omologazione, e la realtà.


Va riconosciuto, i nuovi cicli di omologazione WLTP hanno costretto i marchi automobilistici ad annunciare dati più vicini alla realtà rispetto al più ottimista e vecchio protocollo NEDC. Il nuovo sistema di valutazione, però, è ancora distante dai consumi reali e sembrerebbe che  continui ad aiutare le auto ibride plug-in a vantare cifre estremamente vantaggiose per la loro immagine. In questo senso va detto, senza troppe remore, che i cosiddetti veicoli PHEV (ibridi plug-in) sono ben lungi dall'essere la soluzione, efficiente ed ecosostenibile, che promettono.


Sulla carta, sì, le auto ibride plug-in hanno molti vantaggi. Il principale è che, sfruttando le attuali tecnologie di ibridazione, sono in grado di funzionare in modalità elettrica per distanze medie (tra i 40 e i 60 km). L’idea, almeno quella dei costruttori automobilistici, è che i proprietari di questi veicoli utilizzino la ricarica frequentemente per circolare negli ambienti urbani la maggior parte del tempo in modalità EV, emettendo di fatto 0 grammi di CO2. E fin qui ci siamo.


Ma la cruda realtà sappiamo che è un’altra. Chi acquista l'auto ibrida plug-in, lo fa soprattutto per poter circolare sempre e ovunque, evadendo blocchi e limiti. E ora a provare questa realtà è stata l’associazione Transport and Environment (T&E) che ha condotto uno studio in cui ha analizzato 20.000 veicoli ibridi plug-in in diversi paesi europei e le sue conclusioni sono chiare: nell'uso reale, le auto ibride plug-in emettono 2,5 volte di CO2 in più di quanto promettono.


Greg Archer, direttore dei trasporti e dell'ambiente sottolinea che la scala delle emissioni durante il ciclo di vita per tipo di veicolo varia da 3,8 tonnellate di C0₂ per le auto elettriche a 41 per il diesel, passando per 28 e 39 tonnellate di CO₂ rispettivamente per ibridi plug-in e full hybrid.


Già che id fatto allontana i dati ufficiali da quelli reali è il tipo d’uso e la modalità di guida che, di fatto, usano la maggior parte degli automobilisti proprietari di queste auto “pulite”.


Transport and Environment ha infatti sottolineato che nell'uso quotidiano gli automobilisti non ricaricano le batterie quanto dovrebbero, facendo un uso prevalente del motore termico. Con in più il problema che il sistema di ibridazione appesantisce il veicolo nei lunghi viaggi, e così consuma anche di più.


La conclusione di questo studio è che i governi dovrebbero promuovere l'introduzione dell'auto elettrica e scoraggiare l'acquisto di auto ibride plug-in. La soluzione per decarbonizzare l'industria automobilistica deve passare attraverso l'elettrificazione totale;  Secondo Transport and Environment, insomma le PHEV non sono la soluzione, anzi.


Va anche detto, a onor del vero, che T&E non è una ONG, ma una lobby pro-elettricità che agisce per la sostenibilità dei trasporti. In ogni caso, la questione degli ibridi plug-in suona un po 'come un déjà vu, simile alla vecchia storia dei tanti vantaggi dei motori diesel rispetto ai benzina che alla fine non si è mostrata così veritiera.


E grazie soprattutto ai forti incentivi statali e agli ecobonus introdotti per rimettere in moto l’industria automotive dopo il blocco totale per la pandemia, le vendite di auto ibride plug-in stanno crescendo notevolmente nei mercati europei. Una mossa di marketing o un reale passo in avanti per la mobilità sostenibile? Pian piano sembra tutto più chiaro.

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